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Smart working, questo sconosciuto. Lavorare fuori dall'ufficio in mobilità e con flessibilità è una prospettiva interessante per due aziende su tre, ma solo l'8% delle imprese italiane hanno già intrapreso questa strada (soprattutto grandi imprese dell'alimentare, Ict e Tlc) con strumenti tecnologici digitali, adeguate policy organizzative, nuovi comportamenti organizzativi e layout fisici degli spazi. E non supereranno il 19% entro il 2016.

Stesso discorso per i professionisti: circa il 50% lavora già lontano dalla scrivania, solo il 20% è un autentico smart worker.

A dirlo è la Ricerca 2014 dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno Smart Working: si può e si deve! . L'indagine ha coinvolto 230 executive appartenenti a 211 aziende di media-grande dimensione.

TECNOLOGIE. Ma quali sono le tecnologie necessarie allo smart worker di oggi? Essenzialmente quelle della unified communication&collaboration (già presenti nel 70% delle aziende): Voip, strumenti di web-conference e instant-messaging.

In crescita sono invece le le mobile business app (51% di diffusione), anche se rappresentano ancora un limitato numero di alternative. Poi vengono le iniziative social (25%).

DEVICE. Il futuro sarà invece quello del cloud computing che garantirà l’accessibilità a dati e applicazioni da qualunque luogo e con qualsiasi device. A proposito di strumenti, i più diffusi sono gli smartphone (91%), poi i tablet (66%) e gli ultrabook (44%).