Smart working possibile per 5 milioni di italiani

Il lavoro si evolve e diventa sempre più flessibile: sono sempre di più gli smart worker nelle imprese. Tanto che, secondo un’indagine di Regus, questa potrebbe diventare una prassi per 5 milioni di persone, il 23% del totale degli occupati. L’80% degli italiani si trova d’accordo sul fatto che il lavoro da remoto incide significativamente sulle dinamiche aziendali, e il 58% dei manager si dice favorevole ad un’organizzazione diversa. Il che pone terreno fertile per auspicare uno sviluppo ulteriore: rispetto al 2013, gli impiegati “agili” sono già aumentati del 40%, passando dal 5% al 7% dei dipendenti nelle aziende con più di 10 addetti.

I vantaggi dello smart working sono diversi, sia per le aziende sia per gli impiegati, primo fra tutti la riduzione dei costi fissi. Secondo il 54% degli italiani la flessibilità consente di attrarre e trattenere i migliori talenti, e aumenta anche la produttività: tra i risultati della ricerca, il 21% dei professionisti intervistati afferma di lavorare fino a 15 ore in più grazie alla possibilità di farlo da remoto e attraverso dispositivi digitali sempre connessi. Permettendo, comunque, di agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Per il 14% degli italiani il giorno lavorativo più lungo è il lunedì, poiché richiede un impegno maggiore, mentre il secondo, a sorpresa, risulta essere il sabato (12%).

Il lavoro agile è più diffuso nelle grandi aziende, che hanno implementato questo tipo di organizzazione passando dal 17% nel 2015 al 30% attuale, mentre nelle pmi questa percentuale è ancora al 5%. Complessivamente, è entrato a regime nel 25% delle imprese, nel 40% è in fase di estensione e per il restante 35% muove i suoi primi passi. Ma è significativo come, tra le aziende che non hanno ancora adottato nessuna soluzione in questo senso, il 97% abbia in programma uno studio di fattibilità.