Un posto di lavoro che non preveda la flessibilità? No, grazie. Stando a una ricerca condotta da Regus su un campione di 40 mila professionisti, il 69% degli intervistati rifiuterebbe un lavoro che non contempli la flessibilità. Al contempo, circa la metà del campione sostiene che avrebbe aspettato a lasciare il proprio impiego se questo avesse previsto lo smart working. «La flessibilità, e nello specifico la possibilità di scegliere di lavorare più vicino a casa, sono fattori oggi sempre più importanti nell'aiutare i lavoratori moderni a trovare un equilibrio tra le frenetica vita lavorativa e le esigenze fisiche ed emotive», spiega Mauro Mordini, Country Manager di Regus Italia. «Le aziende che desiderano attirare e trattenere lavoratori validi e qualificati non possono permettersi di ignorare quanto oggi sia diventato importante offrire un buon equilibrio tra vita lavorativa e privata».

I BENEFICI. Per l’86% degli intervistati la possibilità di scegliere il carico e la sede di lavoro permetterebbe di trascorrere più tempo in famiglia e, per il 70%, di avere più tempo libero a disposizione. Questo permetterebbe dunque di conciliare meglio la vita personale con quella professionale con ricadute positive sul piano della salute e dell’equilibrio psicofisico: per il 73% i lavoratori flessibili sono più consapevoli e più in grado di giudicare il proprio livello di benessere. A loro volta anche le aziende condividerebbero questo punto di vista: l’assenza del pendolarismo renderebbe più riposati i lavoratori (78%) e dunque anche più in salute (73%). «Quello che sorprende è la portata e l'ampiezza che secondo la comunità aziendale derivano dal poter lavorare più vicino a casa: dalla possibilità di andare al lavoro in bicicletta allo stare a letto fino a tardi, i benefici si traducono anche in una maggiore "consapevolezza" e in una salute migliore, nonché nell'avere più tempo da dedicare ai propri cari e ai propri hobby», conclude Mordini.