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Digitale: è ora di disintossicarsi

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Martedì, 15 Gennaio 2019

I comportamenti giusti per liberarsi della Internet addiction secondo l’esperto Alessio Carciofi

Alessio Carciofi-Digital-Detox

In Italia in tema di efficienza sul lavoro c’è chi mette l’accento su un ricorso ossessivo al web che influisce sulla produttività senza che venga consapevolmente individuato come “distrazione”. Lo spiega bene Alessio Carciofi, consulente aziendale e autore di Digital Detox – Focus e Produttività per il Manager nell’era delle distrazioni digitali (Hoepli), che si occupa di guidare le aziende nella transizione al digitale. «L’Internet addiction è una vera dipendenza», spiega, «che però si può gestire adottando dei comportamenti riequilibranti».

Cosa pensa della ricetta di Chris Bailey?
Mi sembra una posizione interessante, ma difficile da tradurre in Italia, con il mondo del lavoro che attraversa una crisi profonda da anni. La domanda è molto alta, l’offerta poca e poco qualificata. Pensare di aumentare il carico o la responsabilità e abbreviare le scadenze non è la soluzione a tutti i problemi di produttività. Ci sono altri aspetti da considerare, che forse non fanno parte del background professionale di Bailey.

Ci sono categorie che soffrono più di altre di Internet addiction ?
Io mi occupo soprattutto di manager e dirigenti, perché la cultura aziendale è calata dall’alto, correggendo i vertici gli effetti si vedono a cascata anche sui livelli inferiori. L’email mandata dallo smartphone alle 2 di notte genera delle aspettative e delle ansie nei dipendenti che la ricevono, anche se magari il manager non si aspetta la risposta. E se il mio manager manda comunicazioni di lavoro a tutte le ore, io sono costretto a controllare ossessivamente la posta e le altre notifiche per non apparire pigro o assente.

Sono comportamenti consapevoli?
No, perché lo strumento in sé è costruito proprio per generare dipendenza. Lo smartphone funziona come le slot machine, ogni volta che scrolliamo ci aspettiamo una ricompensa variabile, stimoliamo l’adrenalina e attiviamo i meccanismi della dopamina. Più ci sono trigger interni come insoddisfazione, noia, insicurezza nell’ambiente di lavoro più si andrà a cercare la gratificazione sul web, come fuga dal malessere.

Quali sono i problemi che ha riscontrato più di frequente nelle aziende che ha visitato?
Il primo è la mancanza di recupero: una volta si lavorava dalle 9 alle 17, oggi con l’iperconnessione finiamo per sentirci in dovere di lavorare 24 ore su 24. Sembra un vantaggio, ma andiamo in overdose e si pagano costi altissimi in termini di burnout e inefficienza. Inoltre gli attuali ambienti di lavoro non aiutano il focusing : gli open space, il coworking sul lungo periodo sono un investimento a perdere perché minano la concentrazione. È stato calcolato che in una giornata lavorativa mediamente i minuti persi sono 180. 

Le aziende hanno interesse a modificare le proprie policy?
Per ora sono le multinazionali le piu sensibili sull’argomento. Ma i numeri sono preoccupanti e le aziende si stanno attivando, dopo un lungo periodo di disinteresse per queste tematiche, perché si sono rese conto che è economicamente vantaggioso per loro imparare a gestire la trasformazione digitale. Alcune, per esempio, disattivano la casella email dopo una certa ora. Non si tratta di abolire il digitale sul luogo di lavoro, ma di cavalcare un fenomeno come la digital transformation senza farsi disarcionare.

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