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Morire per il troppo lavoro si può. E in qual caso l’azienda deve risarcire i danni alla famiglia. A stabilirlo è la sezione lavoro della Corte Suprema, che ha imposto a una nota azienda di telecomunicazioni (il nome non è stato divulgato) di risarcire la famiglia del dipendente passato a miglior vita. Questi era stato colto da un infarto e, stando a quanto si legge dalla perizia tecnica, l’attacco di cuore era “correlabile, in via concausale, con indice di probabilità di alto grado, alle trascorse vicende lavorative". D’altronde l’uomo lavorava oltre 11 ore al giorno, su svariati progetti, senza l’affiancamento di collaboratori e spesso si portava il lavoro a casa. A nulla sono valse le rimostranze dell’azienda che ora si trova a pagare un risarcimento di oltre 850 mila euro.