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Non è bastato un anno di trattative per arrivare alla chiusura del rinnovo di contratto tra Confindustria e Federmanager. Anzi, la rottura del tavolo di confronto annunciata da una lettera del vicepresidente per le Relazioni industriali, Stefano Dolcetta, annuncia la disdetta dell'accordo firmato nel 2009 e scaduto ormai da quasi un anno.

Così dal 1 gennaio 2015 73 mila dirigenti italiani dell'industria si troveranno senza contrattazione collettiva. «Il confronto ha faticato a decollare per la distanza sulle soluzioni da adottare» per raggiungere gli obiettivi, ammette al Messaggero il presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni.

LICENZIAMENTI COLLETTIVI. Bocciata la strada del rinnovo, Confindustria ha preferito arrivare allo strappo per ripartire con nuove basi. Tra gli effetti più pesanti, c'è l'annullamento dell'indennità supplementare in caso di licenziamento per ristrutturazione, riconversione o crisi aziendale: una decisione che segue quella europea che ha esteso i licenziamenti collettivi anche ai dirigenti.

«La decisione unilaterale di Confindustria», attacca Ambrogioni, «ha un chiaro significato politico e non tecnico, che mai si è verificato nella storia delle relazioni industriali».