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C'è anche l'art. 18 nella discussione sulla riforma del lavoro. Smentite le indiscrezioni della vigilia che parlavano del rinvio della discussione sul reintegro dei licenziati ai decreti delegati.

«Il voto di oggi sulla fiducia al Jobs Act riguarda evidentemente l’articolo 18», precisa Palazzo Chigi, «la delega attribuisce al Governo il dovere di superare l’attuale sistema e il presidente del Consiglio ha indicato con chiarezza la direzione». Il maxi-emendamento, sostitutivo dell'intero testo licenziato in commissione lo scorso 18 settembre, sarà votato in serata con la fiducia.

BASTA FAVORITISMI. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti comunque esporrà la linea del governo sui licenziamenti: indennizzo per quelli economici, reintegro per quello discriminatori e quello disciplinare "tipizzato" (una formula oscura che prevede la formulazione di un elenco di casi specifici). L'obiettivo è quello di togliere discrezionalità ai giudici che oggi possono «a reintegrare chi ha rubato, ma ha rubato poco e dunque il licenziamento è decisione troppo severa».

INCENTIVI. Nel testo sono previsti sgravi fiscali della durata di tre anni per chi assumerà a tempo indeterminato con tutele crescenti che, con l'approvazione del Jobs Act, promette di diventare la formula contrattuale di riferimento per tutti. E sarà anche la più economica «vantaggi su oneri diretti e indiretti»: cioè meno contributi e deducibilità dell'Irap nei primi anni.

GLI ALTRI PROVVEDIMENTI. Il capitolo più delicato sarà la riforma degli ammortizzatori sociali. Si attendono i fondi extra - 1,5 miliardi di euro - promessi da Matteo Renzi.

Gli altri impegni del Jobs Act saranno quelli a combattere le false partite Iva, superare i co.co.pro., nuove norme sul demansionamento, l'estensione del voucher al mondo dell'industria.

«La nostra scelta fondamentale per ridurre la precarietà per i lavoratori e dare certezza alle imprese è un drastico riordino delle tipologie contrattuali con l'abolizione delle forme più permeabili agli abusi e più precarizzanti, come i contratti di collaborazione a progetto», le parole del ministro Poletti consegnate alla presidenza del Senato dopo che il M5S aveva interrotto la discussione con proteste e lancio di monetine, «contemporaneamente vogliamo attivare il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che avrà caratteristiche di attrattività normativa ed economica in grado di invertire la tendenza in atto in questi anni».

IL SOFFERTO SI'

Alla fine è arrivata la fiducia a tarda notte: 165 sì, 111 no e 2 astenuti dopo ore di tensione e persino il lancio di un volume del regolamento all'indirizzo del presidente Piero Grasso.

«Non ho parlato dei contenuti del Jobs Act, per tanti motivi», le parole di Renzi dal vertice Ue sul lavoro, «viste le reazioni di una parte dell’opposizione, fanno parte più delle sceneggiate che non della politica. Se si hanno idee diverse si spiegano