Elsa Fornero © Getty Images

L'ex ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Elsa Fornero

É tempo di bilanci per la riforma del lavoro che, in vigore dal 18 luglio 2012, spegne la sua prima candelina. Un anno trascorso troppo in fretta, forse, per riuscire ad apportare i cambiamenti necessari in Italia a livello contrattuale. Nonostante il buon avvio registrato nei primi sei mesi della Legge 92/2012, con una riduzione dei contratti a progetto (-20,2%), un aumento dei contratti a tempo indeterminato (+8,2%) e dei contratti di apprendistato (+3,2%), il secondo semestre ne ha sostanziale annullato gli effetti: i comportamenti delle imprese, dal punto di vista delle scelte contrattuali, sono tornati a essere simili alla situazione iniziale.

Considerando l’ultimo anno sono infatti diminuite di poco le realtà che ricorrono agli stage (-5,2%) e ai contratti di collaborazione a progetto (-3,7%) e solo il 23,4% delle imprese sostiene di aver compiuto delle trasformazioni di contratti non a tempo indeterminato. Nel 73,2% dei casi, in particolare, si è optato per altre forme flessibili mentre solo nel 26,8% dei casi si è deciso per contratti a tempo indeterminato. Più bassa di 4,9 punti rispetto a quella del 2012 anche la percentuale delle aziende che hanno gestito almeno un inserimento nel I semestre (56,4% vs 61,3%). Un anno di Riforma Fornero - Infografica

A rilevare questi dati è Gi Group, la multinazionale italiana del lavoro che, nel mese di giugno, ha avviato la seconda survey dell’Osservatorio permanente sulla riforma del mercato del Lavoro e che segnala numeri preoccupanti soprattutto per i giovani: meno della metà delle aziende intervistate (44,4%) dichiara di aver assunto ragazzi fra i 15 e i 29 anni nell’ultimo anno. Per l’inserimento in azienda sei giovani nella maggior parte dei casi (38,7%) si sono scelti contratti di collaborazione a progetto, seguiti da contratti a tempo determinato (24,5%), tirocini (13,2%), contratti a tempo indeterminato (7,6%), apprendistato (6,3%), contratti di inserimento (6,1%), somministrazione a tempo determinato e indeterminato (3,1%) e partita Iva (0,6%).