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Un lavoratore della fabbrica di Pomigliano durante il referendum del giugno 2010. Anche i dipendenti della fabbrica di Grugliasco hanno dovuto esprimersi sul piano proposto da Fiat

L’esito era praticamente scontato. Con l’invito anche da parte della Rsu Fiom a votare sì al referendum indetto da Fiat per l’ex Carrozzeria Bertone – condizione necessaria ma non sufficiente per avviare il piano di investimenti previsti dal progetto – la voto popolare dei 1.087 dipendenti si è concluso con un plebiscito: il 93% ha votato, l’88,8% ha detto sì. Ora dopo sei anni di stop, si potrà ritornare a produrre. Nei piani dell’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, c’è l’investimento da 550 milioni di euro per produrre auto Maserati. L'azienda attende, però, il sì definitivo delle organizzazioni sindacali che dovranno “formalizzare la proposta aziendale” che comporta l'applicazione nelle fabbrica di Grugliasco del contratto di primo livello già previsto a Pomigliano e a Mirafiori. La trattativa non è semplicissima: la Fiom continua a ripetere che non firmerà alcun accordo anche se i suoi delegati confermano che lo faranno. In un’intervista al quotidiano la Repubblica il segretario della Fiom, Maurizio Landini, sottolinea che i lavoratori hanno votato sì al piano con la “pistola puntata alla tempia da parte dell'azienda, ma noi non firmeremo mai l'esito di un referendum che non è libero, che si è svolto sotto il ricatto di perdere il lavoro”. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, la decisione delle Rsu rappresenta una “sconfitta clamorosa per la dirigenza della Fiom. Se la Cgil saprà trarne le conseguenze sarà una vittoria per l'unità sindacale”. Sulla stessa lunghezza d'onda il numero uno della Uil, Luigi Angeletti: “Non so se siamo in presenza di un ravvedimento, però è la dimostrazione più chiara che la Fiom ha preso la strada di separarsi dal mondo, compresi i suoi iscritti. Un ravvedimento operoso sarebbe la firma dell'accordo”. Il segretario generale del sindacato autonomo Fismic, Roberto Di Maulo chiede che “il sindacato s'inchini ai lavoratori”, l'Ugl sottolinea che “la vittoria dei sì dimostra il senso di responsabilità” dei dipendenti della ex Bertone.