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Per il 65% sono laureati, il 15% di loro ha un master. Per il 30% sono donne e il 70% partecipa delle strategie aziendali. Ecco chi sono i 430 mila quadri che lavorano nelle aziende italiane: tanti e competenti, ma sottoutilizzati nelle aziende a conduzione famigliare. E se questo è il modello di sviluppo principale per l'economia italiana, si capisce quanto soffra questa categoria senza poteri e deleghe per svolgere il proprio lavoro.

A svelarlo è un'indagine di Manageritalia su 6 mila quadri svolta da AstraRicerche in collaborazione con LinkedIn, OD&M Consulting e Praxi: nelle imprese padronali, solo il 39% delle figure di middle management partecipa attivamente alla definizione delle strategie. E solo perché nella maggior parte dei casi non vengono consultate.

SPRECO DI RISORSE. «Nelle aziende italiane», dice Guido Carella presidente Manageritalia, «oltre a una cronica scarsità di presenza manageriale (solo 42 mila aziende hanno in Italia oggi un dirigente e/o un quadro), c'è anche, in quelle poche che qualche manager lo hanno, un inspiegabile sottoutilizzo del suo ruolo, soprattutto in quelle a governance familiare che ne avrebbero più bisogno. Un problema grave in generale e ancor più nell'ottica di dare all'economia italiana quanto necessario per poter ripartire e competere in un mercato sempre più globale e competitivo, dove la managerialità è il minimo comun denominatore per fare impresa».

Ancor più pesanti gli altri dati: solo per il 52% degli intervistati il rapporto tra competenze e mansioni è molto coerente. Poco più della metà valuta le sue capacità professionali utilizzate correttamente (57%). Minoranza diventano invece quelli che ritengono la retribuzione adeguata all'attività svolta (47%) e le loro capacità valorizzate (41%).

I due terzi degli intervistati dichiarano di avere autonomia (67%) e rispetto del contratto (64%), un po' meno adeguati strumenti di lavoro (56%), benefit (54%) e risorse umane a supporto (53%).

FORMAZIONE KO. La formazione è un'altra spina: più della metà non ha avuto all'ingresso e non ha attualmente formazione specifica al ruolo da parte dell'azienda (52%) e i due terzi (67%) denunciano un calo della formazione a causa della crisi.

Non sono dunque i dirigenti, ma gli imprenditori a bloccare i quadri, hanno, oltre ogni stereotipo, un ottimo rapporto con i dirigenti, quando ci sono, collaborativo e di fiducia e stima reciproca.

«Dall'indagine esce la trama di un film», dice Antonio Votino, responsabile quadri Manageritalia, «che ci racconta come stia cambiando il lavoro e l'organizzazione aziendale, e ci propone un management pronto a cavalcare i cambiamenti in atto e a trascinarci fuori dalla crisi se solo glielo lasciassimo fare. Esce e forte anche la necessità dei quadri di avere qualcuno che li rappresenti come manager quali sono e agiscono tutti i giorni in azienda, valorizzandoli e offrendo loro rappresentanza e servizi in grado di accompagnarli al meglio in una professione sempre più sfidante. Proprio quello che Manageritalia fa e vuole fare sempre di più e meglio»

CINQUE CATEGORIE. L'indagine ha anche permesso di ricavare cinque tipi di quadro :

- perfetto (25%), soddisfatto del ruolo agito e gratificato a livello professionale e remunerativo;

- discount (25%), dove è soprattutto la busta paga a non quadrare;

- soddisfatto ma non troppo (21%), contento di essere quadro e del riconoscimento retributivo, ma non delle deleghe e dei poteri;

- soldi e poco più (20%), dove sono ruolo e lavoro a non quadrare per nulla e se non fosse per una buona busta paga, sarebbe tutto nero

- sull'orlo di una crisi di nervi (9%), che non fa quello che vorrebbe e soprattutto lo qualifica, non ha collaborazione e scambio con i vertici e ha responsabilità per situazioni che non può gestire per scarsa autonomia e delega.