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“Norme a senso unico contro il lavoro e il modello sociale italiano. Misure da incubo il sindacato reagirà con la forza necessaria”. La Cgil non usa mezzi termini per definire i contenuti della lettera inviata dal governo italiano all’Unione europea nella quale si prevede entro maggio 2012 una riforma per il mercato del lavoro “funzionale alla maggiore propensione ad assumere” prevede tra l’altro una “nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato” (Punto B, paragrafo b – leggi testo integrale della lettera). “Se l'obiettivo è assumere e non licenziare il governo mandi subito una raccomandata urgente a Bruxelles dicendo che si è sbagliato”, afferma il segretario confederale, Fulvio Fammoni. “L'Europa – continua il rappresentante Cgil – accetta (le proposte del governo, ndr) per non far sprofondare le Borse e soprattutto per commissariare, non più solo politicamente ma di fatto, il nostro Paese”. Ma a protestare non è solo la Cgil, ma tutti i principali sindacati italiani che minacciano scioperi contro nuove norme sui licenziamenti. Secondo la Cgil, il termine “efficienza dell'impresa (usato nella lettera, ndr ) significa libertà di licenziare per ogni evenienza, una specie di istigazione a delinquere verso un sistema produttivo in cui gli ammortizzatori sono a fine corsa”.
E così, dopo l’approvazione di associazioni come Confindustria, Bankitalia, ma anche la stessa Unione europea, il governo si trova a dover fronteggiare la ferma resistenza delle opposizioni e dei sindacati. Ospite di Uno Mattina, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ha sottolineato l’esigenza di dismettere “l’abito ideologico” sui licenziamenti. “Parlare di licenziamenti facili è falso. Siamo l'unico paese al mondo che ha regole così (rigide, ndr)”. Sacconi ha poi spiegato che il governo ha semplicemente “aderito alle raccomandazioni che il Consiglio europeo ha rivolto all'Italia lo scorso luglio e che sono rivolte a favorire lo sviluppo dell'impresa e dell'occupazione, la propensione maggiore ad assumere. Ciò si ottiene, da un lato, scoraggiando forme improprie di precarietà, e è nostra intenzione restringere le modalità di impiego delle collaborazioni a progetto e dei tirocini, ma contemporaneamente bisogna snellire le procedure di licenziamento motivate da esigenze di carattere economico, che sono già previste dall'ordinamento, e rafforzare le tutele per i lavoratori in questi casi”.
A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato il giuslavorista del Pd Pietro Ichino che, in un’intervista a La Stampa , ha sottolineato come la lettera di Berlusconi all'Ue non abbia “sufficiente precisione e univocità perche si possa dare un giudizio”. Il senatore Pd ha sottolineando che i licenziamenti non sono materia tabù. “Di una disciplina dei licenziamenti per motivi economici abbiamo bisogno”, spiega il giuslavorista che giudica “sbagliato” la scelta dei sindacati di “fare un muro prima ancora di sapere cosa voglia fare il governo, come se su questa materia a priori non si dovesse legiferare”. Intervistato anche da il Giornale Ichino ha parlato anche dell'abuso del precariato, un’anomalia che “non è soltanto un problema di equità ma anche di efficienza, perché nessuna impresa investe sulla formazione professionale di un lavoratore precario. Il risultato è che la metà della nostra forza lavoro viene condannata al sottosviluppo professionale”.

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