Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha firmato il decreto che regola il part time agevolato in uscita, destinato ai lavoratori del settore privato prossimi alla pensione. Stando a quanto riportato dalla norma, il part time agevolato in uscita prevede una riduzione dell’orario lavorativo che va da un minimo del 40% a un massimo del 60%. Il “taglio” verrà concordato con il datore di lavoro.

MENO LAVORO, STESSI CONTRIBUTI. In materia di contributi, il testo specifica che lo Stato riconosce al lavoratore “la contribuzione figurativa corrispondente alla prestazione non effettuata”. Questo vuol dire che non sono previste penalizzazioni: i contributi saranno gli stessi garantiti dall’orario full time e il lavoratore, una volta maturata l’età pensionabile, percepirà l’intero importo della pensione. La norma specifica anche che in busta paga sarà mensilmente presente “in aggiunta alla retribuzione per il part-time, una somma esentasse corrispondente ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sulla retribuzione per l'orario non lavorato”. Le risorse stanziate dal governo per coprire la contribuzione figurativa sono 60 milioni per il 2016, 120 milioni per il 2017 e altri 60 milioni per il 2018.

I REQUISITI. Possono passare al part time agevolato in uscita tutti i lavoratori del settore privato in possesso di un contratto a tempo indeterminato a orario pieno, e che hanno maturato 20 anni di contributi e hanno raggiunto i requisitianagrafici entro il 31 dicembre 2018.

COSA FARE. Per richiedere il passaggio al part time agevolato, il lavoratore deve richiedere all’Inps le certificazioni che attestano la maturazione dei due requisiti richiesti: contributivo e anagrafico. Dopodiché sarà possibile stipulare il contratto di part time agevolato con il proprio datore di lavoro. Questo, a sua volta, dovrà ricevere il nulla osta sia della direzione territoriale del lavoro sia dell’Inps. Il tutto dovrebbe avvenire nel giro di una decina di giorni. “La durata del contratto è pari al periodo che intercorre tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione, da parte del lavoratore, dell’età per il diritto alla pensione di vecchiaia”, precisa il decreto.

DONNE PENALIZZATE? Il decreto ha però già sollevato polemiche. Secondo il sindacato Uil la norma penalizzerebbe le donne: le lavoratrici nate nel 1951 – che raggiungerebbero i 66 anni e 7 mesi entro il 2018 – sono già uscite nel 2012 con la finestra mobile. Chi è nata nel 1952 esce invece quest’anno con 64 anni, mentre la classe del 1953 raggiungerà i requisiti fuori tempo massimo. Stando a un’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, la platea di potenziali interessati è di 389mila persone, il 72% dei quali sono uomini.