Per gli italiani pensione “effettiva” a 62,1 anni, prima di molti europei

Nonostante le tante polemiche sulla legge Fornero e quota 100, in realtà la nostra situazione dal punto di vista delle pensioni non è così negativa come sembra in apparenza. Al momento, infatti, l’Italia è fra i Paesi europei che permettono ai propri cittadini di smettere di lavorare relativamente presto. Secondo la ricerca “Ageing and Employment Policies - Statistics on average effective age of retirement”, che il Centro studi ImpresaLavoro ha effettuato analizzando i dati OCSE del periodo compreso tra il 2011 e il 2016, infatti, l’età effettiva di pensionamento nella nostra Penisola è di 62,1 anni: per ora si tratta di uno dei numeri più bassi in Europa. Basti pensare che la media europea è di 63,1 anni, che in Portogallo l’età della pensione è spostata in avanti di sette anni rispetto alla nostra e in Irlanda di cinque anni. Non va molto meglio, comunque, in Svezia, ferma a 65,8 anni, nel Regno Unito, 64,6 anni, nei Paesi Bassi, 63,5 anni, e in Germania, 63,3 anni.

La pensione “effettiva” è diversa da quella “normale”

Ricordiamo che per età “effettiva” di pensionamento si intende l’età in cui mediamente si esce dal mercato del lavoro, tenendo conto anche di eventuali anticipi pensionistici/eccezioni. L’età “normale” di pensionamento, invece, è quella prevista dalla normativa vigente dei vari Paesi europei senza considerare alcun anticipo. Ebbene, in Italia la prima è inferiore di 4,5 anni rispetto alla seconda, pari a 66,6 anni. Anche nelle donne: in media, infatti, le lavoratrici italiane vanno in pensione a un’età effettiva di 61,3 anni contro una normale di 65,6. Lo stesso succede in Paesi come la Slovacchia (60,8 età effettiva e 66,2 normale), la Polonia (62,6 effettiva e 67 normale) e il Belgio (61,3 effettiva e 65 normale).