Andare in pensione in anticipo potrebbe costare molto caro. La penalizzazione nell’assegno dell’Inps, infatti, arriverebbe a gravare fino a 400 euro al mese per vent’anni, e di 200 per gli anni successivi. Questo sarebbe, per gli aspiranti pensionati, il prezzo dell’Ape, pensato dal Governo per rispondere alle esigenze di flessibilità in uscita.

ANTICIPO PENSIONISTICO. Dal prossimo anno, infatti, i dipendenti pubblici e non nati tra il 1951 e il 1953 potranno richiedere di andare in pensione con un anticipo fino a tre anni rispetto al requisito di vecchiaia, pari a 66 anni e 7 mesi; l’anticipo sull’assegno, sempre erogato dall’Inps, verrà coperto dalle banche e garantito dalle assicurazioni in caso di morte, e assumerà la forma di un prestito, dovendo essere restituito in vent’anni, con tasso di interesse da fissare. Le stime, così come studiate dalla società di consulenza Progetica, parlano di interessi pari all’1,5%; ma la Uil osa una percentuale del 3%, che porterebbe ad una decurtazione della pensione fino al 20%. In questa modalità di anticipo, infatti, anche l’assegno pensionistico dovrà ovviamente subire dei tagli: mancheranno infatti i contributi, da uno a tre anni, degli anni di lavoro che sono stati “evitati” optando per l’Ape.

LE PROIEZIONI. Basandosi sul calcolo di Progetica , dunque, si disegna una situazione molto simile alla seguente: un lavoratore nato nel 1953 con reddito pari a euro 2.000 godrebbe di una pensione di poco superiore ai 1.700 euro; scegliendo di ritirarsi dalla professione con tre anni di anticipo, per i primi tre anni di pensione l’assegno sarà decurtato del 10%, e scenderà a 1.542 euro. Successivamente, egli comincerà a ripagare il prestito e, per vent’anni, la pensione sarà pari ad appena 1.300 euro (-24,5%), ritornando in seguito alla quota di 1.542. Un taglio piuttosto importante, dunque, ma vanno considerati anche tre anni di pensione percepita in più; inoltre, le percentuali sono decisamente più contenute ritirandosi dal lavoro solo due o un anno prima del dovuto: in questi casi, infatti, la decurtazione durante il ventennio di restituzione del prestito sarebbe pari rispettivamente al 15 e al 7%.

LE INCOGNITE. Tuttavia, vanno considerate le numerose variabili che intervengono nella modulazione dell’assegno pensionistico in virtù dell’Ape: il Governo ha infatti previsto delle detrazioni fiscali selettive che, in base al reddito, verranno incontro ai più indigenti e a chi è stato vittima della crisi economica degli ultimi anni, subendo ristrutturazioni aziendali, cassa integrazione e affini. In questo modo, saranno sostanzialmente alleggeriti gli interessi di prestito e, in parte, anche la quota capitale, alleggerendo la rata; il costo pubblico per tali interventi è stato stimato ad un miliardo di euro. Sono tra i 30 e i 40 mila i lavoratori interessati dalla manovra, che dovranno scegliere se approfittare dell’Ape o lavorare fino alla soglia dei 70 anni. Con numerose altre questioni aperte: su tutte, l’incognita legata al premio assicurativo in caso di morte del pensionato prima della restituzione del prestito, e l’alto tasso applicato dalle banche, che però evitano un esborso pubblico quantificato a 10 miliardi di euro annui.