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Crescono sempre di più e stanno cominciando ad assumere un peso preponderante nella società italiana, ma non vengono ancora rappresentati a dovere, soprattutto dalle istituzioni. Non si può più fare finta di nulla: sono troppi. Per questo motivo l’Associazione del terziario avanzato (Acta) ha deciso di promuovere il Manifesto del lavoro autonomo , un’analisi sull’identità e la condizione del lavoro indipendente di seconda generazione (vedi box in fondo all’articolo), un nuovo programma per il riconoscimento del valore del lavoro professionale in Italia.
Stanchi di essere trascurati dalle istituzioni (“per lungo tempo non ci hanno riconosciuto tanto da non riservarci un posto nemmeno nelle statistiche”) i lavoratori autonomi decidono di presentare il loro Manifesto all’opinione pubblica con uno Lo Stato del Quinto Stato , uno spettacolo teatrale per far capire la vita e il mondo di un ‘partita Iva’ a chi non lo conosce. Ma anche un’occasione per presentare ufficialmente un programma di intenti che punta a cambiare il comportamento di aziende e imprese nei confronti delle Partite Iva. Fra le grandi battaglie di Acta, infatti, la concorrenza al ribasso dei compensi definiti “vergognosi. Illudersi - si legge nel Manifesto - che una regolamentazione delle tariffe come i professionisti organizzati negli Ordini serva a qualcosa è tempo perso”. Ma c’è anche la battaglia contro la gestione separata dell’Inps definita uno “scandalo” che prevede per i lavoratori autonomi contributi superiori al 26% e che non gli permetterà comunque di percepire una “pensione decente”.
Nel corso dello spettacolo, in programma il 12 gennaio al teatro Agorà di Milano (ore 18.30, ingresso gratuito fino a esaurimento posti) e diretto da Marcela Serli, andrà quindi in scena un’analisi politica e sociale attenta, dal punto di vista delle partite Iva, “con un giudizio impietoso del modo in cui è evoluto il welfare in Italia”.

Il punti del Manifesto
Il documento si articola in tre parti. La prima dedicata a definire “chi sono” questi lavoratori, la seconda a evidenziare l’inadeguatezza dell’attuale sistema di welfare italiano, la terza a tracciare le linee del programma politico e a promuovere un nuovo sistema di rappresentanza e coalizione. Il “Manifesto dei lavoratori autonomi” di seconda generazione spiega con chiarezza come questo tipo di lavoratori sia oggi alla base della produzione moderna. “Tuttavia a loro non sono riservate tutele né protezione sociale, e si trovano oggi ad affrontare grandi difficoltà aggravate dalla crisi corrente, che sta distruggendo le catene di produzione di valore”. Il documento formula proposte per un rilancio del lavoro indipendente, che passi attraverso la revisione di Fisco e Previdenza e affronti la definizione di nuovi diritti universali e dei servizi di supporto, come la formazione continua.

Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione
Che cos'è il lavoro autonomo di seconda generazione?
Il lavoro autonomo di seconda generazione è quello dei freelance delle nuove e nuovissime professioni intellettuali e creative: una vasta e differenziata categoria di lavoratori presente in tutte le industrie e nei servizi, e in particolare in Italia nei settori di punta come il Design, la Moda, l'Informatica, la Formazione, nelle Industrie Culturali, nella Comunicazione, nelle Pubbliche Relazioni, nello Spettacolo, nella Televisione, nell'editoria digitale e nel mondo Web. I traduttori, i ricercatori, i consulenti aziendali, gli esperti di marketing, i project manager e decine di altre figure professionali indispensabili per le aziende di oggi sono tutti lavoratori autonomi di seconda generazione.
Fonte: Acta