Eurostat, occupazione italia © Getty Images

Uno dei livelli occupazionali più bassi d’Europa. È quello italiano fermo nel 2013 a quota 59,8% contro una media europea pari al 68,3% e a quello di Paesi come la Svezia e la Germania dove gli occupati sono rispettivamente il 79,8 e il 77,1% del totale della popolazione tra i 20 e i 64 anni. A certificare la (nuova) débâcle tricolore l’Eurostat che ha reso noti oggi i trend occupazionale dell’Europa a 28. In pratica il nostro Paese si colloca negli ultimissimi posti della classifica, primo solo di Spagna, Croazia e Grecia. Non solo, l’Italia è anche il Paese che nel 2013 ha registrato il calo maggiore della percentuale di occupati, sceso in un anno di 2,1 punti dal 55,3 al 53,2%. Peggio di noi negli ultimi 12 mesi solo la Grecia. Anche in Spagna, per esempio, dove la disoccupazione galoppa, il tasso di occupazione è diminuito nel 2013 meno che da noi, perdendo solo 1,1 punti rispetto al 2012 (e portandosi a 58,2%).

L’Italia è quindi uno dei Paesi - comunque in ottima compagnia - che negli ultimi dieci anni ha visto prima aumentare e poi, dopo la crisi, diminuire i suoi livelli occupazionali. Insieme a noi Bulgari, Danimarca, Irlanda, Grecia, Spagna, Cipro, Paesi Bassi, Slovenia, Slovacchia e Finlandia. In questi Paesi si è ancora ben lontani dal recuperare l’occupazione persa dal 2008 in poi.

Più fortunati, invece, i Paesi dove il calo dell’occupazione che la crisi ha portato è ormai quasi risolto, tra i quali Francia, Svezia, Regno Unito, ma anche Romani a e Lituania. È andata ancora meglio a quei Paesi dove il tasso non è mai sceso come Belgio, Lussemburgo, Austria e Polonia e ad altri, tra questi solo Germania e Malta, che non hanno mai subito alcun calo.