ryanair voli cancellati

Il Ceo di Ryanair, Michael O’Leary

Ryanair s'è dimenticata delle ferie del suo personale e perderà un sacco di soldi: 400 mila passeggeri a terra infuriati, oltre 2 mila voli cancellati, 25 milioni (almeno) di rimborsi da pagare) e un danno d'immagine, ma in fondo poca cosa per un'azienda che guadagna 1,3 miliardi di utili all'anno. Dietro una vicenda che sembra solo una semplice gaffe, c'è l'emblema del mondo del lavoro attuale. Perché dietro il successo della compagnia irlandese, ormai primo vettore anche in Italia, si nascondo tanti dei problemi dei rapporti tra lavoratori e grandi aziende.

Non disperatevi per Ryanair, è solo l'emblema del lavoro moderno

Come gli addetti alla logistica di Amazon, costretti a turni massacranti e cronometrati, anche i piloti Ryanair sono pagati a consegna. O meglio, ad atterraggio, che non  proprio la stessa cosa. Tanti sono costretti ad aprire una propria azienda e lavorare come fornitori: quindi niente ferie pagate né malattia. La busta paga è diventata un rimborso spese per le ore volate. Le regole sono chiare ma sono diverse da quelle del mercato del lavoro italiano, dove un rapporto regolare e continuativo prevede un contratto di lavoro, contributi e assicurazione.Come stupirsi allora che, non appena il mercato piloti si è riaperto, in tanti siano scappati verso Norwegian (partner di Ryanair, tra l'altro) o la Cina? Il Ceo Michael O’Leary smentisce la notizia dicendo che «Ryanair non è a corto di piloti». La Norwegian, che la scorsa settimana ha siglato il contratto del trasporto aereo italiano, dice però che quest’anno ha assunto 140 piloti provenienti da Ryanair. 

Lo stesso accade al personale di supporto: lo stipendio d'ingresso viene decurtato delle spese di formazione, ma si ha diritto a un 10% di royalties su ogni prodotto venduto in volo. Li chiamano ricavi ancillari, sono fondamentali per il bilancio e chi non vende abbastanza viene riformato o mandato a casa.