Hays, azienda specializzata nel recruiting, ha promosso la quinta edizione della sua Hays Salary Guide, l’indagine sul mondo del lavoro italiano e sulle prospettive di impiegati e aziende rispetto al futuri del mercato del lavoro.

ASSUNZIONI. I dati raccolti da Hays sono confortanti: oltre la metà del campione di 240 imprese intervistate ha dichiarato di voler procedere nei prossimi mesi a integrare il proprio organico con nuovi elementi, in particolare assumendo profili tecnici o di middle management (79%), senza però trascurare anche chi è alla ricerca di un primo impiego o di ulteriore esperienza professionalizzante. Sono infatti visti di buon occhio anche tirocini e apprendistati: il 43% delle aziende che hanno partecipato al sondaggio intendono attivarne prossimamente; il 46% è favorevole all’assunzione di professionisti con breve esperienza professionale. Attivi anche i lavoratori: il 65% dei professionisti intervistati intende cambiare lavoro nel 2016; tra le motivazioni preferite, la ricerca di maggiori soddisfazioni professionali e di uno stipendio adeguato alle proprie competenze.

Hays Salari Guide  

JOBS ACT. Secondo Hays, il Jobs Act ha fatto bene al lavoro in Italia: la riforma ha portato il 59% delle aziende ad aumentare il numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato. In particolare sono tre le novità del Jobs Act ad aver stimolato l’interesse delle imprese: oltre all’esenzione contributiva, suscitano consenso il contratto a tutele crescenti e l’abolizione dell’obbligo di indicare la causale per le assunzioni a tempo determinato. Tra i professionisti, invece, solo il 17% si dichiara soddisfatto dal Jobs Act; tuttavia non si manca di mettere in evidenza alcuni oggettivi risvolti della Riforma, in particolare la semplificazione della burocrazia legata all’apertura di rapporti di lavoro, oltre ai benefici del contratto a tutele crescenti.

LIFE SKILLS. Imprese e professionisti si dichiarano insoddisfatti dalla preparazione fornita dalle università italiane, che risultano scarsamente professionalizzanti e non investono nella ricerca (40%), non offrono esperienze pratiche accanto alla didattica (89%) e non danno sufficiente importanza all’uso delle lingue straniere. E proprio la conoscenza di altri idiomi è una delle life skills più ricercate nel mondo del lavoro (per l’83% delle aziende), insieme a una solida esperienza sul campo, a un titolo di studio adeguato e da referenze di valore. La ricerca evidenzia poi come ormai domanda e offerta di lavoro si incontrino ormai sempre di più in Rete: moltissimi professionisti contano sulle opportunità date dai social network, prediligendo in particolare Linkedin, specificamente pensato per il mondo del lavoro.