Millennial disposti a rinunciare a 3mila euro per avere più flessibilità

Smart working batte stipendio. Il 52% dei millennial italiani sarebbe disposto a rinunciare fino a 3mila euro all’anno, ossia a 250 euro al mese, di retribuzione pur di avere la possibilità di lavorare quando e dove meglio crede. A dirlo un’analisi condotta dalla società del “Crm mobile”, attiva da qualche mese anche in Italia attraverso l’acquisizione della startup Sellf, secondo cui per i giovani di età compresa fra i 22 e i 37 anni poter gestire autonomamente i tempi del lavoro e della vita privata, poter lavorare anche da casa o viaggiando, poter sfruttare le potenzialità del digitale sono tutti vantaggi immensi. Non solo. Il 53% preferirebbe avere ritmi lavorativi nord-europei. Ossia, entrare in ufficio presto, fare una pausa pranzo ridotta e uscire al massimo entro le 17.30. Non deve stupire, quindi, se la metà del campione preferirebbe essere assunto da una realtà aziendale strutturata su una “gerarchia piatta” e che solo il 38%, potendo, opterebbe per le imprese con il tradizionale assetto piramidale.

I millennial italiani guardano anche al benessere

Ma per i millennial italiani non conta solo la flessibilità. La maggior parte di loro (il 65%) guarda anche al benessere: apprezza le aziende che offrono ai dipendenti la possibilità di aderire a programmi di wellness, per esempio con corsi di yoga o mindfulness; di partecipare collettivamente a iniziative attive di beneficienza, come a gare di running; di condividere dei momenti di socializzazione, in primis un corso di cucina. Peccato che al momento, solo il 18% del campione abbia queste possibilità all’interno dell’azienda per cui lavora.
Le imprese, insomma, dovrebbero impegnarsi di più. Anche perché, in cambio, i giovani italiani sono disposti a dare molto. Addirittura il 42% del campione sarebbe pronto a dire addio a un normale stipendio “competitivo” in cambio di un pacchetto retributivo variabile che, oltre alla parte fissa, preveda bonus e stock option, collegati direttamente al rendimento dell’azienda.
La conferma arriva anche dai dati raccolti da ForceManager, secondo cui il 35% dei nati tra gli anni Ottanta e Novanta lavorerebbe tranquillamente per una startup, anche se questo significherebbe condividere fin da subito il rischio di impresa con i meccanismi di stock option. Infatti, il terreno fertile per la crescita personale, la possibilità di misurarsi in ruoli differenti e anche quella di condividere lo spirito imprenditoriale sono tutti vantaggi che, per molti, annullano i contro. Nonostante tutto, però, l’azienda multinazionale resta la scelta prediletta: raccoglie ancora il 47% di preferenze.