Mark Zuckerberg © Getty Images

Mark Zuckerberg, Ceo del social network Facebook

I peggiori Ceo del 2012? Hanno commesso tutti gli stessi errori. È l’opinione di Sydney Finkelstein, professore di Management alla Tuck School of Business del Dartmouth College, che anche quest’anno ha stilato la classifica dei peggiori amministratori delegati dell’anno. Diventato famoso anche per il suo best seller Why smart executives fail (Perché i bravi manager sbagliano, pubblicato in Italia da RizzoliEtas) Finkelstein ha individuato nella sua blacklist alcuni errori comuni, che hanno contribuito a renderele loro performance di questi manager tutt’altro che esemplari.
"Il primo problema – afferma Sydney Finkelstein – è che molti di loro non sono stati in grado di adattarsi a circostanze aziendali in continua evoluzione. Brian Dunn di Best Buy per esempio, è stato il primo nome che ho messo sulla mia lista. Dunn ha scelto per l'azienda una strategia di up-selling e cross-selling, invece di migliorare il servizio clienti e l’offerta online. Nel frattempo Amazon ha recuperato la quota di mercato", conclude Finkelstein. Problemi simili si son verificati per Andrea Jung, alla testa di Avon e Rodrigo Rato, ex amministratore delegato di Bankia, entrambi non hanno saputo adattarsi in tempo ai cambiamenti della situazione economica nei loro rispettivi mercati. La classifica dello scorso anno

Il secondo fattore comune è l'incapacità di questi amministratori delegati di separare i rapporti d'affari da quelli personali. Aubrey McClendon, l'attuale Ceo di Chesapeake Energy, ha contratto prestiti privati dal valore di 500 milioni di dollari da Eig Global Energy Partners, gruppo consociato alla sua compagnia. McClendon si è dunque esposto ad un enorme conflitto di interessi. "In una società quotata in borsa, dove il Ceo deve rispondere agli azionisti, questo genere di comportamenti può causarti un sacco di problemi", spiega il professor Finkelstein. Mark Pincus, Ceo di Zynga, che concepisce giochi per Facebook, ha svelato che cosa pensasse dei potenziali clienti della sua azienda solo una volta vendute 16 milioni di azioni personali.

MENZIONE SPECIALE. Quest'anno la lista comprende una menzione d'onore per Mark Zuckerberg, che indossa felpe col cappuccio e beve birra durante riunioni di lavoro, anche quando il contesto richiede una certa serietà. Secondo Finkelstein, Zuckerberg è ancora lontano dal dimostrare le sue credenziali di manager. L'ultimo fattore di debolezza individuato nella blacklist è l’eccesso di fiducia nelle proprie capacità. "L'eccesso di self-confidence riduce l'efficacia dei leader – conclude Finkelstein – Tutti i Ceo della mia lista di quest’anno sono deboli sotto questo punto di vista".

L'intervista a Sydney Finkelstein