Sergio Marchionne © Getty Images

Sergio Marchionne

Lo sciopero dei dipendenti Fiat – Chrysler, proclamato dalla Fiom, è durato solo un’ora, coinvolgendo 209 lavoratori su 2019 (11%). Ma è stato sufficiente per far infuriare Sergio Marchionne che, inforcata la penna, ha mandato una lettera di fuoco al quotidiano La Stampa . Destinatario: ovviamente, quell’11% di dipendenti dissidenti, che con il loro gesto hanno impedito la produzione di undici auto. «Non esiste nessun altro Paese in Europa o nel mondo che permetta a una minoranza di danneggiare i diritti di tutti gli altri, specialmente il diritto al lavoro», scrive Marchionne nella missiva. A suo avviso, lo sciopero avrebbe recato un danno di immagine all’azienda, con conseguenze negative anche sul diritto al lavoro collettivo: «Quello che è successo pochi giorni fa ha certamente cancellato opportunità preziose per sfruttare alcuni picchi di domanda. Ma, cosa ben più grave, ha inferto un duro colpo al nostro e al vostro lavoro. Non ha offerto dell’Italia l’immagine che vorremmo portare nel mondo, quella di un Paese serio e di grande valore». Alla missiva è poi seguito l’annuncio della rinuncia al ricorso agli straordinari di tutti gli stabilimenti italiani e il congelamento dei trasferimenti di 500 dipendenti in cassa integrazione da Mirafiori a Grugliasco. Non solo. Bloccata anche l’introduzione di 12 dei turni di lavoro alla Maserati. A questo punto, è probabile che le tensioni tra azienda e sindacati aumentino visto che tra le ragioni dello sciopero c’erano proprio le condizioni di lavoro e i turni. Le stesse altre sigle sindacali avevano ritirato le minacce di agitazioni proprio alla luce della promessa di estendere i turni. Promessa che, adesso, Marchionne si sarebbe rimangiato. «Ora i 500 dipendenti di Mirafiori che resteranno ancora dei mesi in cassa integrazione ringrazino la Fiom», commenta il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo. Gli fa eco Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim: «Se la lettera è per noi, Marchionne ha sbagliato indirizzo. Noi non abbiamo causato alcuna perdita produttiva. È necessario un chiarimento, bisogna riaprire il negoziato sul contratto».