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«Imparare ad adattarsi» (intervista a Gina Nieri - Mediaset)

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Mercoledì, 30 Settembre 2020

Intervista a Gina Nieri, consigliere d’amministrazione e direttore affari istituzionali e legali Mediaset

Gina Nieri-Mediaset

«I miei cari erano lontani per la pandemia, così il giorno di Pasqua ho apparecchiato una bella tavola e mi sono coccolata con una lasagna verde. È stata un’eccezione però, perché la cucina è condivisione», assicura Gina Nieri, consigliere d’amministrazione e direttore affari istituzionali e legali Mediaset. Poco presente sui media, se non per motivi di lavoro, ci apre la scatola dei ricordi quando le chiediamo cosa ha rappresentato la cucina nel corso della sua vita e anche nel recente lockdown.

Qual è l’impronta più forte sulla sua passione?
Sono figlia di un toscano e di un’emiliana, l’impronta più forte è quella materna. Il ricordo più vivo è legato alla cucina della nonna: chi tirava la sfoglia, chi preparava il ragù, chi le mandorle caramellate. Le donne se la raccontavano davanti a noi bambini, credendo che non capissimo i loro discorsi e invece... Non ho imparato a cucinare, sono cresciuta in un mondo esoterico con al centro la cucina e la tavola, che è la sintesi della famiglia, dello stare insieme, dell’amore. Cucinare non è solo mangiare, altrimenti basta il pollo della rosticceria.

Oggi per chi cucina?
Per mio papà che ha 91 anni e vive a Lucca. E per i miei cinque fratelli e le loro famiglie, per le mie figlie e i loro fidanzati. Siamo 40 quando ci riuniamo tutti insieme, ma i cappelletti li facciamo ancora a mano come nella tradizione. Tutte le donne insieme dall’inizio alla fine, quest’anno la più piccola aveva sei anni. Ed è subito transfert… mi ritrovo nella cucina di nonna e di mamma.

Qual è il segreto di un’azienda “ben cucinata”?
Ci vuole organizzazione, senza quello non si va da nessuna parte. Poi fantasia e flessibilità: se non trovi qualcosa nella credenza devi rimediare. E ancora il mettere a fattor comune tutti gli ingredienti grazie al più importante, la passione.

L’ha sorpresa l’esplosione delle cucine in televisione?
No, perché in cucina si impara guardando. Come mia madre, non ho una ricetta scritta: vado rigorosamente a occhio. Visto che le occasioni per imparare in questa maniera mancano al giorno d’oggi, chi ha questa passione segue i cooking show, ma anche i tutorial che svelano e tengono vivi i segreti dei piatti antichi.

Imparare guardando: bisognerebbe ricordarselo anche nella formazione dei manager?
Master e specializzazioni sono fondamentali, ma quando arriva la discontinuità serve capacità di adattamento. Io l’ho imparato nei 13 anni a Roma: nella “magica” Capitale la quotidianità è complicata, ogni giorno devi trovare soluzioni, possibilmente senza scendere a compromessi. E quando hai imparato ad affrontare le curve, a camminare coi tacchi alti sui sampietrini, sei avvantaggiata anche nella frenetica ed efficiente Milano, città meravigliosa da cui sono stata adottata.

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