In questi ultimi cinque anni sono cambiati obiettivi, strategie e funzioni della posizione che ricopre?

Nei settori ad alta marginalità è arrivato − finalmente − un approccio che mira all’efficienza dei processi e di orientamento al business che ha costretto singole aziende e interi settori, che non avevano posto attenzione a questi fenomeni in precedenza, a evolvere rapidamente. In alcuni di essi l’intera compagine competitiva si è vista costretta, non senza traumi, a recuperare velocemente il gap di efficienza accumulato in decenni.

Con quali risvolti?

Un modello che preveda una maggiore condivisione degli obiettivi e delle decisioni, e una cross-fertilization interfunzionale, è più efficace e consente di sviluppare contesti solidaristici, fondamentali all’interno delle organizzazioni in tempi di turbolenze. Non deve essere né confuso, né interpretato come un assetto assembleare che permette uno sfoggio di conoscenze ed esperienze non canalizzato alla rapida presa di decisione, dove i centri di responsabilità non siano chiari. Quest’ultimo era, talvolta è tuttora, uno dei mali di alcune culture aziendali.

Restano ai vertici competenze esclusive?

Il leader deve stabilire correttamente il time to market della condivisione e della presa di decisione. Deve definire quali sono le proposte che è utile condividere, il livello di analisi necessario e il confronto perché gli sforzi comuni vadano solo in quella direzione, nei tempi corretti. Deve essere un regista perfetto.

È sempre importante stimolare i collaboratori?

È fondamentale. Le organizzazioni, attualmente, hanno bisogno di vicinanza, di senso di appartenenza, di percepire la presenza serena e costante. Di un capo che rassicura e incoraggia, ma che sa anche mettersi in discussione.

Secondo lei, sono utili i social network interni?

Dobbiamo usare il linguaggio di un mondo che evolve rimanendo all’avanguardia. La relazione tra le persone, oggi, è fortemente canalizzata attraverso il social digitale. Incoraggiamo l’uso dello strumento per dialogare con i consumatori, ma anche tra di noi e con i partner commerciali. Non è il futuro, è il presente.