Cosa è rimasto invariato e cosa è cambiato nel suo compito?

Gli obiettivi sono rimasti gli stessi: garantire una crescita superiore alla media del mercato generando un ritorno soddisfacente sull’investimento. Ciò che si è radicalmente modificato, invece, è il modo, ossia la strategia con cui questi sono perseguiti. Se prima il focus era su modalità e tattiche per riuscire a sottrarre quote di mercato alla concorrenza, oggi la grande sfida è quella di costruire nuovi mercati e nuove aree di consumo. In tal senso la funzione del top manager diventa quella del direttore d’orchestra, in grado di stimolare le diverse parti della propria organizzazione al fine di produrre qualcosa di nuovo e sfidante. Occorre essere capaci di stimolare un ambiente di lavoro in cui le persone si sentano parte di un progetto grandioso.

Quali sono pro e contro di tali trasformazioni?

I vantaggi di un maggiore networking orizzontale sono evidenti nella qualità e nella varietà delle relazioni, uscendo dalla monotonia della specializzazione. Tutto questo, però, richiede alle persone una grande apertura mentale, che talvolta si scontra con l’abitudine ad agire in solitudine di alcuni manager “vecchio stampo”. Ma i giovani non disperino: la crisi spazzerà velocemente anche le ultime resistenze al cambiamento! Credo che questa nuova tendenza verso l’orizzontalità possa essere aiutata dall’esperienza che si fa durante il proprio percorso di crescita. A tutti suggerisco di seguire la regola del triple-two: almeno due aziende, due funzioni, due Paesi.

A quali compiti un leader non può rinunciare?

A mio parere il ruolo del leader è quello di dare una visione e aiutare la squadra a definire degli obiettivi ambiziosi, e a costruire successivamente insieme la rotta da seguire. Si GABRIELE RUSCONIGeneral manager Bolton Alimentari «Allinearee coinvolgere»può delegare quasi tutto tranne la scelta delle persone che devono poi guidare i vari team: ciò di cui un leader non può fare a meno è quello di costruire la propria squadra.

Qual è la sua esperienza relativamente ai social network?

Credo che l’informazione debba poter circolare velocemente nell’organizzazione. A volte serve un social media, altre basta l’adozione di un telefonino aziendale o di un Blackberry. L’importante è che tutti si sentano coinvolti in uno stesso network. Nella mia esperienza, l’adozione di strumenti di comunicazione in azienda ha sempre permesso di accelerare il livello di passaggio dell’informazione, rendendo più efficiente ed efficace l’esecuzione della strategia aziendale.

Quali altri mezzi utilizza per motivare i suoi collaboratori?

Oggi il capo di successo sa lavorare a “porte aperte”, essere in mezzo alla propria squadra, raccogliere in modo diretto le informazioni sul campo e soprattutto dare energia a tutti quelli con cui entra in contatto. È fondamentale dedicare ampi spazi della giornata al contatto e confronto personale, sia sul field sia nel back office. Essere presenti significa dare importanza al lavoro che ognuno dei nostri colleghi svolge, gratificarne le fatiche e celebrarne i successi. Altrettanto importante è allineare continuamente tutti tenendoli informati su dove stiamo andando, a che punto siamo e quali risorse abbiamo a nostra disposizione per raggiungere quel traguardo.