È finita l’era dei curricula gonfiati. Oggi il segreto per fare colpo non è aggiungere titoli di studio ed esperienze lavorative, ma volare basso: un curriculum altisonante tende sempre più a spaventare le aziende. I motivi? Il timore maggiore (interessa il 68% dei lavoratori) è che, di fronte a un profilo troppo qualificato, ci sia un’aspettativa elevata di salario; segue la preoccupazione di perdere il lavoratore non appena a questo gli sarà offerta una proposta migliore (52%); e l’idea che i candidati selezionati per incarichi di livello inferiore rispetto al proprio profilo possano presto annoiarsi e non essere felici (43%).
Secondo uno studio condotto da BpSec, società specializzata nel settore delle consulenze e dei servizi formativi, nel 35% dei casi gli aspiranti lavoratori – più le donne che gli uomini – modificano il proprio curriculum al ribasso; un fenomeno più diffuso nel Nord Italia (61%) che al Centro-Sud (39%), dove c’è meno concentrazione di forza lavoro.
Tra le posizioni più colpite da questo trend c’è quella dei dirigenti d’azienda (23%), che modificano al ribasso le loro competenze; seguiti dai consulenti aziendali (17%), che sfoltiscono il proprio bagaglio di collaborazioni; e dalle segretarie d’azienda (15%), ma anche tecnici e operai specializzati (13%). Secondo il fondatore di BpSec Daniele Barbone, la carriera universitaria – master e titoli post laurea – è il primo elemento che viene tagliato (38% dei candidati), al secondo posto si riducono gli anni di esperienza lavorativa (33%) e il numero di aziende per le quali si è lavorato (31%), segue una modifica delle competenze e delle abilità (28%).