Apprendistato © GettyImages

Il tempo stringe, almeno secondo la tabella di marcia del governo tecnico. Le “poche settimane” che il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, aveva previsto per gettare le basi di una riforma del mercato del lavoro si vanno via via esaurendo e i passi verso un accordo tra governo e Parti sociali sono ancora pochi. Oggi, lunedì 20 febbraio, l’esecutivo e i vertici delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati riprenderanno la trattativa che ruota attorno a due grandi temi: riordino dei modelli contrattuali e riforma degli ammortizzatori sociali.

Riordino tipologie contrattuali. Il ministro del Lavoro punta a ridurre la “flessibilità malata” in ingresso nel mercato del lavoro con controlli e sanzioni contro i contratti utilizzati impropriamente. Il Governo punta a valorizzare l'apprendistato (vedi sotto ) come contratto prevalente di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani agevolandolo ma chiedendo che la formazione sia effettiva.
Si punta sull’apprendistato. L’apprendistato conviene alle piccole imprese che – come spiega il Corriere della Sera – “ già con la riforma varata dal precedente governo, fino a tutto il 2016 non pagano contributi (il 10% se hanno più di 9 dipendenti). Con questo contratto possono inoltre inquadrare i giovani due livelli sotto quello previsto per le mansioni svolte, e beneficiano di una proroga di un anno degli sgravi se alla fine del contratto (da 3 a 6 anni, in base al tipo di apprendistato) lo trasformano in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato”. Questo tipo di contratto sarebbe conveniente anche ai lavoratori che, durante l'apprendistato sarebbero tutelati dall' articolo 18 (vedi sotto).
Ammortizzatori sociali. Annunciata una revisione profonda del sistema anche se l'operatività non scatterà subito a causa della crisi economica. Si cercherà di mettere a punto un sussidio di disoccupazione più sostanzioso di quello attuale dando invece una grossa stretta alla cassa integrazione straordinaria. Rafforzata, invece, la cassa ordinaria limitando così lo strumento ai casi di effettivo reinserimento dei lavoratori in azienda.
Politiche attive del Lavoro. L’obiettivo è rafforzare la formazione e legare il sussidio a un percorso di formazione e alla ricerca attiva di un lavoro. Anche adesso è formalmente previsto che il sussidio si perda nel caso non si accetti un lavoro che si rende disponibile ma di fatto la norma è scarsamente utilizzata.
Art. 18: sarà l'ultimo tema della trattativa, il più delicato e il più spinoso. Anche alla luce delle divisioni emerse nelle ultime ore sul piano politico. L'art 18, quando si è accertato in giudizio che il licenziamento è ingiusto, prevede che il lavoratore abbia il diritto di riavere il proprio posto di lavoro, la copertura previdenziale dal licenziamento alla reintegrazione, nonché un risarcimento pari alle retribuzioni perse che non può comunque essere inferiore a 5 mensilità. L'art. 18 non si applica a tutti i lavoratori subordinati ma solo a quelli che lavorano in aziende che hanno più di 15 dipendenti.