Il lavoro in Italia soffre. A dimostrarlo sono i dati raccolti da Eurostat per il 2015, che mostrano il Belpaese rivaleggiare con la Grecia per la più bassa percentuale complessiva di occupati: raggiunge appena il 60,5%. E per almeno un altro aspetto l’Italia non ha nulla di cui vantarsi: il divario occupazionale tra uomini e donne, il maggiore dopo Malta, che raggiunge un gap di 20 punti percentuali.

OCCUPATI. Eurostat ha fissato i termini della sua analisi sull’obiettivo che, Paese dopo Paese, è stato fissato per l’Italia del 2020: da noi si spera di raggiungere per la fine di quell’anno una percentualedi occupati pari al 67%, ma la strada è ancora lunga (-6,5%); e i risultati sono decisamente lontani da quelli ottenuti dai top della classifica dell’occupazione: Svezia (80,5%), Germania (78%) e Gran Bretagna (76,9%). Peggio di noi sta solo la Grecia, che conta solo il 54,9% degli occupati; Croazia e Spagna di fermano rispettivamente al 60,5% e al 62%. L’Italia prende fiato solo per quel che riguarda gli occupati fra i 55 e i 64 anni, che crescono di due punti sul 2014 attestandosi al 48,2%, cifre che fanno conquistare al nostro Paese il 14esimo posto nella classifica europea relativa.

LAVORO FEMMINILE. Sono sempre i Paesi nordici a conquistare i primi posti anche nella classifica che misura il gap occupazionale fra uomini e donne: in Finlandia è praticamente inesistente, e si ferma a -2,1%, -2,4% per la Lituania, -4% in Lettonia e -4,2% in Svezia. Chiudono la classifica Malta, dove la percentuale negativa raggiunge il picco europeo attestandosi sul 27,8%; fanno meglio del Belpaese (-20%) anche Grecia (-18%), Romania (-17,5%) e Repubblica ceca (-16,6%).