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L’Europa si trova a far fronte a un tasso di disoccupazione che non si vedeva da 15 anni. A febbraio, secondo l’ultima rivelazione disponibile di Eurostat, l’Unione a 17 Paesi ha registrato un tasso pari al 10,8%, lo 0,1% in più rispetto a gennaio e +0,8% rispetto a febbraio 2011; allargando il panorama ai 27 Paesi il tasso di febbraio è pari al 10,2% (lo scorso anno era il 9,5%). Tra gli Stati membri, la disoccupazione più alta si registra in Spagna (23,6%, contro il 20,6% di gennaio 2011), seguita dalla Grecia con il 21% (dicembre 2011), mentre l'Irlanda è al 14,7% e il Portogallo al 15%. “Questo elevato livello di disoccupazione ci preoccupa”, ha ammesso Amadeu Altafaj Tardio, portavoce del commissario Ue all'Economia Olli Rehn, confermando un livello di disoccupazione “più alto nella zona euro dal giugno 1997”. Tuttavia “non è che la disoccupazione sta salendo in tutta l'Europa dei 27 – ha precisato Altafaj Tardio – In otto Stati membri la disoccupazione è diminuita, in 18 Stati è aumentata e in uno Stato membro è stabile. Quindi il dato generale non riflette una situazione irregolare per quanto riguarda la disoccupazione. Stiamo attraversando una lieve recessione – ha aggiunto – ci aspettiamo di vedere dati positivi di crescita nella seconda parte di quest'anno”.
In questo quadro generale si inseriscono i dati Istat riguardanti l’Italia che, a febbraio 2012, ha registrato un tasso di disoccupazione pari al 9,3% (sotto la media europea), in rialzo di 0,2 punti percentuali su gennaio e di 1,2 punti su base annua. Si tratta del tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili), fa sapere l’Istat. In concomitanza con i dati di febbraio l’Istat ha comunicato anche la media del 2011; lo scorso anno il tasso di disoccupazione si è attestato all'8,4%, restando invariato rispetto a un anno prima. Lo scorso anno, spiega l’istituto di statistica, il numero dei disoccupati rimane sostanzialmente stabile, a motivo della discesa nella prima parte dell'anno compensata dalla successiva salita. Sul fronte occupazione, invece, nella media del 2011 si registra una variazione tendenziale positiva dello 0,4% (+95 mila unità). Un risultato che sconta la differente dinamica della componente italiana e di quella straniera. In particolare, tra il 2010 e il 2011 l'occupazione italiana diminuisce di 75 mila unità, a motivo del calo della sola componente maschile. La discesa del numero degli occupati italiani riassume la forte riduzione dei 15-34enni (-233 mila unità), il moderato recupero dei 35-54enni (+36 mila unità) e l'aumento dell'occupazione delle persone più adulte (+122 mila unità nella classe 55 anni e oltre).