L’effetto Jobs Act si è già esaurito? Secondo i dati diffusi dal Ministero del Lavoro, nel secondo trimestre del 2016 sono in calo le assunzioni, mentre risultano in aumento i licenziamenti; il saldo è comunque in attivo (2,45 milioni di nuovi contratti siglati, a fronte di 2,19 cessazioni), ma i numeri non possono che riproporre il problema degli effetti della mancata crescita dell’economia italiana sul mondo del lavoro.

CESSAZIONI IN AUMENTO. Su 2,19 milioni di contratti conclusi, la maggior parte (1,43 milioni) erano arrivati alla conclusione di un rapporto di lavoro a tempo determinato. La nuova procedura di comunicazione obbligatoria delle dimissioni ha fatto registrare, tuttavia, un incremento dei licenziamenti, che nel secondo trimestre 2016 sono aumentati di un +7,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. Tra le uscite, calano in modo importante quelle richieste dai dipendenti (-24,9%), mentre sono in crescita quelle promosse dal datore di lavoro (+8,1%), anche se diminuiscono dimissioni e pensionamenti (rispettivamente -23,9% e -41,4%); per quanto riguarda le pensioni, si nota un crollo da parte delle uscite per prepensionamento, in particolare quelle delle lavoratrici, con un dato del -47%. È positivo, invece, il fatto che i licenziamenti dovuti alla chiusura dell’attività da parte del datore di lavoro siano in netto calo (-10,3%).

POLITICHE PER LA CRESCITA. Ha invece avuto un particolare successo lo strumento dell’apprendistato e le altre iniziative legate all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, in particolare Garanzia Giovani. Risultano infatti in importante aumento i reclutamenti veicolate dall’apprendistato, che segnano un +26,2%. Nonostante le assunzioni risultino in calo, si nota tuttavia una certa stabilizzazione dei contratti già in essere. Comunque, l’aumento delle cessioni è un dato oggettivo, nei confronti del quale i sindacati chiedono di agire con decisione. In particolare, Guglielmo Loy di Uil sottolinea come la situazione critica del mercato del lavoro richieda, sul lungo periodo, «politiche economiche, industriali e fiscali di crescita», ma non esima da un intervento sulla cassa integrazione, definito «l’unico strumento di tutela per imprese e lavoratori», che va resa «più flessibile nella durata». Da Gigi Petteni di Cisl, invece, arriva un invito al lavoro verso una «svolta espansiva», che metta in atto politiche atte a «puntare al massimo sul potenziamento dei consumi interni».