Angeletti, Bonanni, Camusso © Flickr/Cgil Nazionale

Da sinistra Luigi Angeletti, Raffaele Bonanni e Susanna Camusso, rispettivamente leader dei sindacati Uil, Cisl e Cgil

La presentazione di un piano per il lavoro e l’avvio di un confronto con il sindacato che, possibilmente, coinvolga anche le imprese. È la richiesta dei sindacati più rappresentativi italiani che chiedono al governo Monti di ripartire dall’occupazione per arginare l’aumento dei posti di lavoro persi. Al ministero dello Sviluppo economico, infatti, sono oltre 200 i tavoli di crisi aziendali aperti che coinvolgono 300 mila lavoratori di cui oltre 30 mila sono a rischio (il ministero precisa che 300 mila è il “complesso di tutta l’occupazione diretta e indiretta delle imprese a vario titolo coinvolte, non coincide assolutamente con il numero di posti di lavoro a rischio”).
Per riformare le politiche del lavoro, misura richiesta a gran voce anche dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il premier Mario Monti si è già messo in contatto con i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl; la speranza (e la necessità) è di raggiungere la “massima intesa” sui temi del lavoro e dell'occupazione nel minore tempo possibile.
“Bisogna cambiare le regole sul mercato del lavoro e bisogna coinvolgere le imprese – afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti a Baobab (Radio 1) – Troverei curioso che la discussione venga fatta senza chi quelle regole deve applicare. Siamo interessati alla discussione sulla creazione dell'occupazione – continua Angeletti – sulle liberalizzazioni, sugli sgravi fiscali. Quello che conta è che le decisioni siamo sagge e concrete e aiutino a creare posti di lavoro”.
Della stessa opinione, quella di un largo confronto con le Parti sociali, anche Raffaele Bonanni (Cisl) e Susanna Camusso (Cgil). “Solo con la concertazione e il dialogo sociale si possono affrontare i problemi gravi del Paese”, afferma Bonnani che, come Camusso, è preoccupato per il “rischio reale” di tensioni sociali crescenti nei prossimi mesi a causa della riduzione di posti di lavoro.
Secondo la Cgil l’obiettivo primario è quello di ridurre la precarietà portando da 46 a tre o quattro le forme di assunzione rendendo inoltre più costose le forme più flessibili. La questione della giungla contrattuale di certo approderà sul tavolo con il governo, insieme ai modi con cui incentivare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e come creare posti di lavoro.