BusinessPeople

Lavoro alla ricerca di un'identità

Lavoro alla ricerca di un'identità Torna a Lavorare multinazionale pmi rivincita dei pesci piccoli
Venerdì, 21 Ottobre 2022

 La riflessione del sociologo Aldo Bonomi

Aldo-Bonomi

Aldo Bonomi è una colonna della sociologia contemporanea e la grandezza che si porta addosso sta nello sguardo che offre all’Italia: osservare il rapporto tra persone e territori, persone e luoghi, persone e reti. La parola che lo sublima da sempre è flussi: intorno a loro, e al loro modo di evolvere, ha costruito un pensiero che mai come in questi ultimi due anni va ascoltato e compreso, non fosse altro per il fatto che decifra il dettaglio piccolo in funzione della rilettura alta. «I flussi non impattano solo sul lavoro ma anche sui comportamenti e su quelle che io chiamo “vite minuscole”, e quindi anche sulla mutazione antropologica delle forme di lavoro. Questi flussi, quando impattano su di noi, lo fanno a ogni livello: sociale, economico, culturale, antropologico appunto, e nel farlo scheggiano le nostre vite e tengono assieme l’attualità e l’inattualità. Intendo dire che sono tornate evidenti forme di lavoro che credevamo completamente abbandonate, e ne cito solo due per capirci: i lavori servili, per non dire vecchie e proprie forme di schiavitù, e la subfornitura nelle filiere produttive dell’industria, quello che una volta toccava il feudatario e la terra».

Decifrare trasformazioni epocali mentre avvengono è un rischio. È troppo presto per capire la riorganizzazione del lavoro dopo la pandemia e come le imprese dovrebbero muoversi?
Se proviamo a capire l’attualità del momento e l’inattualità di vecchie forme di lavoro usando categorie giuslavoristiche, allora non ci capiremo nulla. La premessa da fare è che la dimensione del lavoro, e i suoi movimenti, producono due carovane che vanno in due direzioni ostinate e contrarie. Una carovana è in uscita dal lavoro, in cerca di una sintesi tra senso e reddito perché non trova più il diamante di prima e vede solo schegge. L’altra va verso i lavori, ma non sa in quale direzione andare, perché si sono persi i riferimenti; il rischio è quello di andare verso lavori precari, servili, indeterminati, indefiniti.

Flussi che impattano è un’espressione evocativa: come la rileggiamo nel lavoro? 
La pandemia ha spostato molti flussi che non ricadono solo sui luoghi, ma anche sui corpi e sui tempi di vita, facendoci scoprire un senso di scarsità e brevità del vivere. Non c’è dubbio che gran parte dell’esodo e della rivendicazione di uno smart working è figlio della pandemia e delle sue risultanti. L’altro aspetto è il salto d’epoca che ha evidenziato il cambiamento delle forme di lavoro, che comunque resterà sempre ancorato a un luogo, a un territorio, anche se ci siamo abituati a una sua immaterialità.

Grandi aziende e piccole, grandi città e piccole. Possibile intuire una tendenza o controtendenza da parte dei lavoratori?
L’esempio dei comuni polvere o delle città distretto può aiutare a rispondere, perché chiunque può provare a immaginare quanto possa variare il peso di una filiera produttiva o di una fornitura di servizio a seconda della dimensione del luogo. Era evidente anche prima questo impatto, ma lo era solo per chi accettava di portare il concetto del lavoro fuori dal suo ambito sterile, solo giuridico, poco sociale e ambientale. Anche l’ambiente è una variabile che sta cambiando le nostre vite e il nostro rapporto col lavoro, ma non lo abbiamo ancora capito fino in fondo.

Cosa cerca chi lascia oggi il lavoro?
Abbiamo sempre ragionato nel dualismo lavoro-reddito, concetto di impianto novecentesco, e per molti anche di impianto marxista, se intendevamo il reddito come prezzo di scambio per l’alienazione. Finalmente non chiediamo più di avere reddito ma di avere senso, i lavoratori pretendono che a loro venga dato l’uno e l’altro e, se manca il secondo, il primo non è più sufficiente. Il settore della ristorazione, col tasso tra i più alti quanto a fuga di lavoratori nell’ultimo biennio, ci sta dicendo che il salario non basta più e che aver bisogno anche di ferie o di fine settimana liberi va riconosciuto come ricerca di senso. Non possiamo liquidare tutto troppo in fretta se i più giovani stanno mandando questo messaggio alla società. Il lavoro è alla ricerca di una identità che sta cambiando velocemente e l’identità non sta solo nel soggetto ma soprattutto nella relazione.

Ci siamo allontanati troppo dal lavoro inteso anche come rapporto e scambio.
Una grande struttura o un grande gruppo, ormai, è determinato dagli algoritmi per tutti i suoi processi e quindi c’è da chiedersi come andare a ritrovare senso e reddito dentro questi processi. Sono tornati a galla concetti come valore e possibilità, e abbiamo intuito che vorremmo provare a ricostruire la prossimità.

Quali parametri prendere a riferimento, allora? 
Due sono le grandi trasformazioni da tenere d’occhio: come sta cambiando il concetto di comando e come verranno fuori nuove forme di conflitto. Non c’è dubbio che sia più che finita l’era del fordismo e del post-fordismo, siamo davanti al conflitto tra i capitalismi delle reti, con tutti tipi di lavoro che inglobano. I conflitti invece siamo abituati a intenderli solo come exit, come fuga; dobbiamo ora auspicare che arrivi un conflitto che riprenda parola e che inevitabilmente manderà sottosopra le parti sociali, le figure intermedie, le rappresentanze. 

POTREBBERO INTERESSARTI
Copyright © 2023 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media