Dall'alto Mario Moreetti Polegato e Gian Luca Rana

Mario Moretti Polegato, presidente di Geox

Quanto conta avere una capacità di visione strategica nell’intraprendere e sviluppare un’attività imprenditoriale?

Quando un imprenditore ha tra le mani un progetto a cui crede e sul quale intende investire, non sempre le altre persone intravedono le medesime opportunità. Anzi, a molti potrebbe addirittura apparire come una semplice perdita di tempo e di denaro. Un po’ come è successo a me, quando prima di mettermi in proprio ho cercato di vendere il mio brevetto alle più grandi aziende di calzature del mondo. Chi mi ha ricevuto forse non era sufficientemente dotato di capacità di visione strategica, e questa mancanza fu la mia più gran fortuna, poiché altrimenti Geox oggi non esisterebbe. Quei “no”, anziché demoralizzarmi, mi convinsero ad andare avanti e così cominciai in un piccolo laboratorio di famiglia per poi passare, in breve tempo, a una vera e propria produzione industriale commercializzata nel solo mercato italiano, ma pochi anni dopo Geox era già presente in 68 paesi al mondo.

Come si concilia la capacità di visione strategica con l’ottenimento dei risultati?

Mettendo assieme un gruppo di persone con capacità e attitudini differenti. La visione strategica è la parte più creativa di un business, il cuore di un progetto. Poi, però, per metterlo in piedi e costruirci attorno un’azienda sono necessarie anche competenze tecniche e finanziarie, serve il marketing, il commerciale, la ricerca e sviluppo, la formazione, tutti quei fattori che nessun imprenditore, da solo, potrà mai valorizzare. Questo è il motivo per cui in Geox c’è una squadra di manager preparatissimi ognuno dei quali si dedica a un’area specifica. In Geox, fin dall’inizio, è stata adottata la politica del “manage by manager”. Sembra scontato ma non è poco se consideriamo il territorio del Nord Est, dove questo modello era pressoché sconosciuto.

È possibile insegnare ad altri ad avere una capacità di visione?

Gian Luca Rana, amministratore delegato di Pastificio Rana

Quanto conta avere una capacità di visione strategica nell’intraprendere prima e sviluppare poi un’attività imprenditoriale?

Essere un imprenditore vuol dire avere una visione, credere nella forza del sogno. Pensi che mio padre sognava di sostituirsi al mattarello delle mamme e delle nonne quando era un garzone di una panetteria e consegnava il pane con una bicicletta. Senza questa ambizione, le persone che lavoravano con lui non avrebbero mai potuto credere in quegli occhi, in quelle mani e in quella volontà. La visione non è rappresentata da nulla di concreto, deve avere la leggerezza per poter volare, non la pesantezza dei numeri e la concretezza del controllo gestionale. Ogni giorno io e i miei collaboratori arriviamo in ufficio presto, beviamo insieme il caffè prima di iniziare a lavorare, ci confrontiamo sui nostri sogni e convogliamo tutti gli stimoli verso degli obiettivi comuni. È così che nove anni fa è nata l’idea di diventare leader in Europa nel mercato della pasta fresca. E oggi il 50% dei nostri prodotti è venduto sul territorio europeo.

Come si concilia la capacità di visione strategica con la capacità di ottenere dei risultati?

Le persone che hanno la visione trovano sempre il modo di realizzare delle strategie. Un’azienda diventa grande grazie alle capacità dell’imprenditore ma ancor di più grazie alla squadra di management, un gruppo che deve essere composto da più imprenditori dotati di visione strategica e che abbiamo un impulso manageriale tale da conquistare la vera dimensione cui ambisce l’azienda. È una sfida incredibile, bisogna aggiustare continuamente il tiro sul momento e traguardarlo sempre un po’ più avanti. Talvolta, però, può accadere che la visione strategica e la capacità manageriale non sposino in modo adeguato un lavoro di team. È frequente che nell’azienda si creino delle cosiddette città stato cioè dei ruoli manageriali che proprio perché forti come competenze, conoscenze ed esperienze diventano un nucleo magari capacissimo nel loro perimetro ma staccato da tutto il resto.

Come si fa a ottenere una visione che sposi quella aziendale?

È indispensabile riuscire a costruire un sogno comune. È una grande sfida emotiva, una scommessa forte, un obiettivo che per la sua eccezionalità è unanimemente condiviso da tutti. È necessario avere sempre un sogno in tasca e puntare sempre all’eccellenza. Ogni sera dobbiamo andare a dormire con la consapevolezza di avere fatto il meglio seppur con la convinzione che non c’è fine al meglio.

Si può insegnare ad avere un sogno?