L’ingresso del Polo Lionello Bonfanti, inaugurato nel 2006 a Incisa Val D’Arno, a pochi chilometri dalla Cittadella internazionale dei Focolari. Qui operano 23 aziende secondo i principi dell’EdC (Economia di Comunione), ma le porte sono aperte alle realtà del territorio con sale congressi e spazi ricreativi

Vuoi far crescere la tua attività? Destina un terzo dei profitti ai poveri, un terzo reinvestili nell’azienda e un terzo impiegalo per la formazione di un’umanità nuova. È la regola dell’Economia di Comunione (EdC) un modello di impresa ideato da Chiara Lubich - la stessa che ha fondato il Movimento dei Focolari - e che viene applicata a Loppiano in provincia di Firenze. Qui un polo di 23 aziende la segue da tre anni con il risultato che continuano a crescere nonostante la crisi. A ottobre, a Loppiano, è stato aperto anche un Poliambulatorio Risana e la sede dell’Associazione industriali Valdarno.In teoria funziona così: le imprese condividono i loro utili con la comunità - e in particolare con gli indigenti - e ricevono in cambio una spinta motivazionale tale da diventare più produttive e più profittevoli. In questo modo riescono ad avere un processo di produzione completamente trasparente nel rispetto non solo della legge, ma anche delle persone e dell’ambiente. In realtà, queste aziende, grazie anche alla loro immagine etica, hanno accesso a un sistema di relazioni e di sostegni finanziari che permettono di far quadrare i conti. Nel 2009 più della metà dei fondi gestiti dal progetto EdC erano contributi personali destinati al volontariato e, intorno a Loppiano, il movimento dei Focolari ha ricevuto in donazione più di 200 ettari di terreno. Con le parole di Alberto Ferrucci, già vice presidente della Erg, oggi imprenditore nel campo della raffinazione del petrolio e membro della commissione internazionale di EdC: «Tante volte nei rapporti con le persone non conta tanto la battaglia per il prezzo quanto l’apprezzamento del lavoro che si fa. Il fatto è che non solo si vive meglio avendo intorno gente che ti vuole bene, ma si trovano anche nuove opportunità di sviluppo».Intraprendere insiemeIl Polo Lionello accoglie imprese appartenenti ai settori più diversi, tanti negozi, ma anche aziende edilizie, assicurative e manifatturiere. Opera qui anche un promotore finanziario, Mauro Bracci, che ha un passato da assicuratore: «Lavorare per provvigioni rischia di portarti a trascurare il servizio ai clienti e io volevo sottrarmi alla pressione della compagnia di assicurazioni per fare qualcosa di più nobile», racconta, «così quando è nato il Polo ho iniziato a collaborare con Banca Etica. Per l’istituto era la prima esperienza di finanziamento di una realtà estranea al mondo no profit, oggi invece abbiamo addirittura una carta di credito dedicata a EdC: la banca destina le provvigioni ai progetti di formazione del movimento». Non è l’unico contatto di Economia di Comunione con la finanza anzi, in giro per il mondo EdC gestisce diverse attività di microcredito e conta tra le sue imprese la terza banca agricola delle Filippine. Per mettere in comunicazione tra loro le esperienze internazionali di EdC è da poco partito dagli Stati Uniti un sito Internet con la mappa delle diverse aziende e iniziative di scambio e di partnership. La condivisione è infatti un aspetto importante del progetto, al punto che il 16% degli utili destinati ai poveri va alla creazione di nuovi posti di lavoro, in altre parole al sostegno di imprese in difficoltà come per esempio la Cooperativa Tassano di Sestri Levante. «Per noi è fondamentale imparare a stare insieme,» spiega Paolo Maroncelli, amministratore delegato di E. di C. spa, la società ad azionariato popolare che gestisce il Polo Lionello «Vivere il progetto di Economia di Comunione è uno stile di vita e una cultura del dare che si può costruire solo insieme». Maroncelli non ha dubbi su quale sia la vera forza del movimento: «Diciamo sempre di avere un socio occulto,» confida, «l’Eterno Padre, e credere nella Provvidenza ci ha sempre aiutato. Per esempio al Polo c’è Azur, che produce prodotti per l’infanzia come culle o passeggini. L’anno scorso ha avuto un momento di grande difficoltà perché ha concorrenti molto agguerriti e costi altissimi: produce tutto in Italia e con la massima attenzione alle esigenze del bambino. Ma ha continuato a credere nella sua diversità ha puntato sul Made in Italy come leva di marketing. Già quest’anno ha avuto commesse maggiori e aumentato il suo fatturato. Di esperienze di questo tipo ne abbiamo viste parecchie.

L’ECONOMIA DI COMUNIONE IN TRE PRINCIPI:

  1. Aiutare le persone svantaggiate creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, e dare vita a piani di sviluppo a partire da quanti condividono lo spirito che anima il progetto
  2. Diffondere la “cultura del dare” e della reciprocità, senza la quale non è possibile realizzare un’economia di comunione
  3. Sviluppare l’impresa, che deve restare efficiente e competitiva mentre si apre alla gratuità