Susanna Camusso © GettyImages

Susanna Camusso

Dalla maggioranza arriva un emendamento che, inserito nella manovra in discussione in Parlamento, ‘addolcisce’ l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Oltre alla possibilità di derogare con i contratti aziendali e territoriali ai contratti nazionali ed alla legge, infatti, le aziende avranno la possibilità di licenziare, previo accordo a livello aziendale o territoriale con la maggioranza dei sindacati più rappresentativi (esclusi da questa possibilità i licenziamenti discriminatori e quelli per matrimonio o gravidanza). In questo modo l’art. 18 – che impone, per le aziende sopra i 15 dipendenti, il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo – viene in parte ‘aggirato’, scatenando così le ire del segretario Cgil, Susanna Camusso che accusa il governo “autoritario” di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, “in violazione dell'art.39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama”.
Le accuse della Camusso sono prontamente respinte dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi che afferma: “Non ha senso parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono, neppure lontanamente, alla oggettività della norma”. Perché, spiega, le intese “possono solo preferire la sanzione del risarcimento a quella della reintegrazione per quelli cui non è stata riconosciuta la giusta causa”.
E sa da Cisl e Uil i toni sono più bassi (richiedono solo una precisazione: che solo i sindacati comparativamente più rappresentativi possano siglare intese a livello aziendale), la Cgil promette battaglia, a cominciare dallo sciopero indetto per domani, martedì 6 settembre. “Non rinunceremo a nessuno strumento per cancellare l'articolo 8 – attacca Camusso – Le ragioni dello sciopero contro la manovra di martedì prossimo crescono di minuto in minuto”.