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Meglio violare la vita privata di un candidato piuttosto che ‘rischiare’ di assumerlo e scoprire poi di essersi portati in azienda la persona sbagliata. E così negli Stati Uniti sta diventando ormai una prassi per diverse aziende private, ma anche agenzie governative chiedere libero accesso a tutti i social network a cui il candidato è iscritto. È ormai pratica comune, anche in Italia, che le Risorse umane scandaglino la rete alla ricerca di eventuali punti deboli del candidato, ma spesso questi profili vengono resi inaccessibili agli sconosciuti; da qui la richiesta di visionare il profilo. “E' come chiedere a qualcuno di consegnarmi le chiavi di casa: è una violazione della privacy bella e buona” spiega Orin Kerr professore di legge alla George Washington University come riportato in un articolo del Corriere della Sera . Ovviamente ci si può rifiutare, ma è sconsigliato anche perché un rifiuto in tal senso difficilmente porta a una firma sul contratto d’assunzione. E così, sottolinea il quotidiano italiano, “molti esperti di ricerche del personale consigliano ai potenziali candidati di farsi dare una mano da un esperto per ripulire i propri profili prima di lanciarsi alla ricerca di un lavoro”. E per quanto riguarda la tutela della privacy? Negli Usa, infatti, sarebbe vietato rivelare la propria password ad altri, ma per il dipartimento di Giustizia sembra un problema di poco conto: nessun reato di questo tipo è mai stato perseguito.