L'Italia è un Paese per vecchi lavoratori: negli ultimi 25 anni, l'età media degli occupati è salita da 38 a 44 anni, con un'impennata dovuta alla crisi: dal 2008 in poi, l'età media è salita in certi periodi di sei mesi ogni anno trascorso. La decontribuzione, il Jobs Act e qualsiasi altro tipo di incentivo all'occupazione giovanile è stato inutile.

La denuncia arriva dallo studio del Corriere della Sera sui dati Istat. Con una popolazione già molto vecchia di per sé (45,1 anni la mediana, dietro a Germania e Giappone), l'Italia negli ultimi anni ha allungato la permanenza al lavoro delle persone più mature per riequilibrare gli scempi delle baby pensioni rubando il futuro ai giovani: il tasso di occupazione per chi ha fino a 24 anni - studenti esclusi - è appena del 17%. Dai posti di lavoro sono spariti 3,6 milioni di under 35 (sono poco più di 5 milioni in tutto oggi dai quasi 9 milioni di inizio anni 90), che sono in molti casi andati a ingrossare le fine degli over 45 (+4,2 milioni) e la fascia 55-64 anni (4 milioni, dato raddoppiato). E il Fmi stima che l'Italia avrà un quinto di occupati over nel 2020.

Il problema è che quei giovani oggi cresciuti non sono stati soppiantati dai loro figli e così gli under 35 oggi sono solo il 22% del tessuto produttivo, gli anziani la metà. Quali sono i riflessi? Ritardo tecnologico, lontananza da alcune fasce di mercato, alto costo del lavoro, poca specializzazione e soprattutto mancanza di produttività, cresciuta il 12% in meno della media nell'area Euro. Danneggiare i giovani, in fondo, vuol dire rovinare se stessi.