La protesta all'Itis di Moncalieri contro lo studente-imprenditore delle merendine

Dopo il clamore mediatico, la mannaia della burocrazia. Finisce con una beffa clamorosa la vicenda dello studente di 17 anni dell’Itis Pininfarina di Moncalieri, beccato a vendere panini e merendine ai compagni di scuola. L'Italia s'era divisa tra chi acclamava l'idea e chi massacrava l'abusivismo, di certo il ragazzo aveva dimostrato non poca iniziativa imprenditoriale tanto da meritarsi plausi e offerte di lavoro, oltre alla borsa di studio da 500 euro della Fondazione Einaudi per «la spiccata attitudine all’imprenditoria applicata»

Finito il clamore, la giustizia - o forse meglio dire la burocrazia - ha fatto il suo corso: prima la punizione scolastica, 15 giorni di sospensione e 6 in condotta (chi all'istituto scolastico gli dà fuoco prende meno), ora la multa dei vigili: 5.176 euro per aver violato le regole «con un’attività commerciale illegale». L'abusivo che fuori dalla scuola faceva lo stesso e gli aveva dato l'idea, probabilmente è ancora lì. «La scuola deve insegnare a rispettare le leggi. Questo è il nostro compito», aveva detto a suo tempo il preside per placare la protesta degli altri studenti, invidiosi e forse arrabbiati per non aver fiutato il business. Già, una scuola che non insegna il merito, blindata nella sua costruzione gentilesca e lontanissima dalla modernità, deve far rispettare le leggi. Noi vorremmo una scuola che supporti le idee e sappia incanalarle sui binari giusti, altrimenti si uccidono solo gli imprenditori in erba nella culla.