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Con l'accordo tra le ali del Pd, si completa la discussione sul Jobs Act con l'inserimento del pacchetto della riforma dell'articolo 18, non più rinviato ai decreti attuativi.

Cambia dunque la disciplina sui licenziamenti: per quelli disciplinari e discriminatori annullati dal tribunale resta il reintegro; per quelli dovuti alla crisi economica dell'azienda sarà previsto invece un indennizzo.

La modifica sarà discussa alla Camera prima del ritorno del testo al Senato per la nuova approvazione. L'impegno del governo è di emanare i decreti entro la fine dell'anno per far partire la riforma già dal 1 gennaio 2015 insieme con gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato "a tutele crescenti".

LICENZIAMENTI DISCIPLINARI. Si torna parzialmente alla Legge Fornero, ma saranno tipizzati i casi di annullamento di un licenziamento disciplinare togliendo discrezionalità al giudice.

Non cambiano invece le altre due discipline: quelli discriminatori se annullati porteranno al reintegro, quelli "economici" saranno invece risarciti con un indennizzo proporzionale all'anzianità di servizio. Tutte le novità riguarderanno, però, solo i neo assunti.

ALTRE RIFORME. Restano vietati i controlli a distanza sulle persone, ma solo sui macchinari.

Per quanto riguarda il demansionamento, in casi di ristrutturazione aziendale il datore di lavoro può reinquadrare il lavoratore a un livello inferiore senza ridurre la retribuzione.

AMMORTIZZATORI SOCIALI. L'impegno dell'esecutivo è quelli di aumentare gli ammortizzatori a tutti i lavoratori, compresi i precari. Lo stanziamento dovrebbe arrivare a circa 3,4 miliardi di euro se l'Ue lo permetterà.

La lotta ai contratti atipici resta comunque un obiettivo: addio a collaboratori e false partite Iva, rimangono i contratti a tempo con la liberalizzazione contenuta nel "decreto Poletti" anche se l'obiettivo è quello di portare all'affermazione del nuovo contratto a tempo indeterminato.

CAMBIO DI PROSPETTIVA. Le novità sul lavoro sono state accolte con molte perplessità nell'84a Assemblea della federazione manager del terziario privato.

«Stiamo sprecando tempo e non puntiamo su quello che serve per riprendere a crescere: un nuovo lavoro, settori ad elevata tecnologia e valore aggiunto, competenze dei nostri lavoratori», la posizione di così Guido Carella che ha aperto l'evento davanti a 250 manager di tutto il Paese.

«Serve un nuovo lavoro», il programma del numero 1 di Manageritalia, «fatto di elevate conoscenze e competenze, profondamente diverso e mutevole nei modi di esprimersi. Stiamo ancora discutendo di art.18, cassa integrazione ecc., mentre il lavoro di chi produce alto valore, è lontanissimo dai nostri contratti, norme e prassi. Basti pensare che il lavoro futuro, ma già quello di oggi, passa da tempo fisso (9-18) a tempo illimitato, da ufficio e/o azienda a dovunque, da posto fisso a lavoro customizzato, da gelosia a condivisione del sapere, da focalizzazione sulla conoscenza a quella sulla capacità di imparare a imparare».