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Manca solo l'ok definitivo del Senato e il baluardo dell'articolo 18 crollerà dopo anni di attacchi a vuote. A sostituire il vecchio "scudo" per i dipendenti (anche quelli truffaldini), sarà il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Il testo deliberato alla Camera - che prevede cinque deleghe al governo - dovrebbe essere emanato entro il 9 dicembre con la speranza di farlo entrare in vigore dal 1 gennaio 2015 se l'esecutivo riuscirà a completare i decreti.

RIORDINO. Si passa poi al riordino delle forme contrattuali. Il nuovo accordo a tutele crescenti - applicabile solo ai contratti futuri - garantisce il reintegro sono in caso di licenziamenti nulli e discriminatori, ma anche in alcuni casi di provvedimenti disciplinari che dovranno essere elencati in un decreto successivo. Negli altri casi, sarà previsto solo un indennizzo in caso di interruzione del rapporto di lavoro.

A "pagare" saranno le collaborazioni coordinate e continuative destinate progressivamente a sparire. Tra le altre novità, verrà introdotto il compenso orario minimo.

Nasce poi l'Agenzia nazionale per l’impiego che punta a semplificare - attraverso la digitalizzazione - le procedure di gestione dei rapporti di lavoro.

AMMORTIZZATORI SOCIALI. Addio cassa integrazione in deroga, spazio all'«Aspi» voluto dalla legge Fornero.

Saranno ridotti i limiti dell'indennità (2 anni per l'ordinaria, 4 per la straordinaria) con l'impegno di coinvolgere maggiormente le imprese che la ottengono.

La cig non sarà più autorizzata in caso di chiusura dell'azienda, ma le aziende in crisi potranno essere acquisite dai dipendneti.

ALTRE NOVITA'. Viene ribadito il divieto di monitoraggio a distanza dei lavoratori, mentre verrà incentivato quello per impianti e strumenti in modo da favorire il telelavoro.

Sarà più semplice spostare un lavoratore (previsto anche il demansionamento), mentre la tutela della maternità viene estesa alle lavoratrici parasubordinate.

Arriva infine anche in Italia la possibilità di cedere giorni di ferie a un collega per permettergli di curare i figli minori malati gravi.