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Le retribuzioni contrattuali orarie nel 2014 hanno registrato un misero +1,3%. Si tratta del dato più basso dal 1982, cioè da quando esistono le serie storiche.

A compensare la crescita ridotta c'è la bassa inflazione (+0,2%) che regala così un +1,1% degli stipendi.

Con gli stipendi pubblici bloccati, settori con i maggiori incrementi sono risultati: tlc +3,5%, gomma e plastica +3,3%, tessile e pelli +2,9%. Nulle le variazioni del commercio.

PROBLEMA RINNOVI. A fine dicembre, ricorda l'Istituto, i contratti collettivi di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 44,5% dei dipendenti e corrispondono al 41,5% del monte retributivo osservato.

I dipendenti in attesa di rinnovo è del 55,5% nel totale dell'economia e del 42,4% nel privato, cioè circa 7,1 milioni di dipendenti di cui solo 2,9 nel pubblico impiego. L'attesa del rinnovo è in media di 37,3 mesi (21,7 mesi per i privati).

I rinnovi più rilevanti per numero di lavoratori coinvolti sono quelli dei comparti dell'edilizia (oltre 600 mila dipendenti), dell'agricoltura (oltre 300 mila) e dei tessili (circa 250 mila).