La precisazione dell’Istat: bisogna distinguere tra giovani disoccupati e giovani “inattivi”

La crisi economica ci ha abituati ogni mese ad un nuovo record sulla disoccupazione nel nostro Paese. Gli ultimi dati che arrivano dall’Istat, quelli relativi a marzo 2012, non fanno, purtroppo, eccezione. Nel mese considerato il tasso di disoccupazione si è infatti attestato al 9,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,7 punti rispetto all’anno precedente. Drammatica la situazione dei più giovani, con iI tasso di disoccupazione dei 15-24enni, arrivato al 35,9%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto a febbraio. Diciamolo subito, dire che un giovane su tre è disoccupato, non è esattamente la verità. Come precisa l’Istat è più corretto segnalare che “più di uno su tre dei giovani attivi è disoccupato”. Infatti, in base agli standard internazionali, il tasso di disoccupazione è definito come il rapporto tra i disoccupati e le forze di lavoro (ovvero gli “attivi”, i quali comprendono gli occupati e i disoccupati). Se, dunque, un giovane è studente e non cerca attivamente un lavoro non è considerato tra le forze di lavoro, ma tra gli “inattivi”. Precisazione che non serve certo a rendere meno amara la realtà dei giovani lavoratori (o aspiranti tali) in Italia: i disoccupati di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono circa 600 mila, cioè il 35,9% delle forze di lavoro di quell’età e il 10,3% della popolazione complessiva della stessa età, nella quale rientrano studenti e altre persone considerate inattive secondo gli standard internazionali.