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Nonostante i segnali di ripresa registrati a dicembre 2014, con febbraio 2015 la disoccupazione ha ripreso a crescere. L’Istat ha registrato infatti un tasso pari al 12,7%: lo 0,1% in più rispetto a gennaio 2015, nonché un +0,2% rispetto a febbraio 2014.

La situazione peggiora se si considera la fascia tra i 15 e i 24 anni: l’incremento mese su mese è del +1,7% per un tasso generale di disoccupazione giovanile pari al 42,6%. Ma c’è chi sta ancora peggio: le donne.

Nel giro di un solo mese, le lavoratrici che si sono ritrovate a casa sono state 42 mila (-0,4%). La causa sarebbe da rintracciarsi nella decisione di alcune imprese di ritardare le assunzioni, per poter usufruire delle più vantaggiose regole contemplate dal contratto a tutele crescenti (dove il licenziamento è più facile).

Non va meglio per quanto riguarda il tasso di occupazione: «Dopo la crescita del mese di dicembre e la sostanziale stabilità di gennaio, a febbraio 2015 gli occupati diminuiscono dello 0,2% (-44 mila)», si legge nel report dell’Istat. «Il tasso di occupazione, pari al 55,7%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a febbraio 2014, l’occupazione è cresciuta dello 0,4% (+93 mila) e il tasso di occupazione di 0,2 punti».

Immediate le polemiche: su Twitter l capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta cinguetta: «Istat comunica disoccupazione in aumento a febbraio 2015, soprattutto giovanile. Renzi, alla faccia del Jobs act». Sul piede di guerra anche i grillini. Sulla sua pagina Facebook Beppe Grillo scrive: «La disoccupazione aumenta, le balle pure: 79 mila nuovi contratti non sono nuovi assunti. I tecnici dell'istituto precisano che si tratta di dati non confrontabili con quelli del governo sulle 79 mila attivazioni di nuovi contratti, che sono dati di diversa natura e non necessariamente significano nuovi occupati. Possono anche essere transizioni dal tempo determinato e altri tipi di contratti».

A gettare acqua sul fuoco ci pensa il ministro del Lavoro Giuliano Poletti secondo il quale i dati Istat non contraddirebbero «i segnali positivi come il consolidamento della ripresa della fiducia da parte di imprese e consumatori. I dati dell'Istat vanno incrociati con quelli comunicati dall'Inps sulla riduzione dell'utilizzo della cassa integrazione e con quelli che abbiamo tratto dalle comunicazioni obbligatorie, relativi ai mesi di gennaio e febbraio, che evidenziano una positiva crescita dei contratti a tempo indeterminato rispetto agli stessi mesi del 2014, che va nella giusta direzione di una stabilizzazione dei rapporti di lavoro».