Più assunzioni e più contratti a tempo indeterminato: questi i primi effetti del Jobs Act, rilevati dall’Osservatorio sul precariato Inps. I numeri riguardano i primi otto mesi del 2015: in questo periodo le assunzioni hanno superato le cessazioni di contratto, che sono tuttavia in crescita.

I NUMERI. Il saldo totale dei nuovi contratti a tempo indeterminato stipulati tra gennaio e agosto dell’anno in corso è pari a 1.164.866, ben 319 mila in più rispetto allo stesso periodo 2014. Non bisogna tuttavia tralasciare l’aumento delle chiusure dei rapporti lavorativi a tempo indeterminato: sono state 1.073.203, aumentando del 2,2% sul 2014. Nel 2015 vi sono stati, dunque, circa 90.000 nuovi contratti a tempo indeterminato, a cui vanno aggiunte le trasformazioni di contratti di apprendistato o a tempo determinato, pari a 425.455 unità (con un aumento record del 305% rispetto ai 104.353 del 2014).

IL RUOLO DELLA DECONTRIBUZIONE. È la decontribuzione ad aver fatto la differenza. I 790.000 rapporti lavorativi a tempo indeterminato aperti negli otto mesi presi in esame dall’Inps sono frutto, infatti, della fruizione da parte dei datori di lavoro dell’esonero contributivo, grazie alle agevolazioni previste dalla Legge di Stabilità; la decontribuzione ha fatto presa soprattutto al Sud Italia, con un numero pari a 160 mila assunzioni a tempo determinato. A guadagnare il posto fisso grazie alle riforme introdotte dal Jobs Act sono in prevalenza i giovani al di sotto dei 24 anni, per i quali si nota un incremento del 45,6% di contratti di lavoro stabile rispetto al 2014; un aumento che si attesta sul 44% in più per la fascia d’età 25-29 anni.