Nuovo scontro tra Tito Boeri, presidente dell'Inps, e il premier Matteo Renzi (a destra) © Getty Images

Reddito minimo di 500 euro agli over 55 senza lavoro: è questa la proposta anti povertà del presidente dell'Inps, Tito Boeri. Il problema sta nelle coperture che, secondo l'economista, andrebbero trovate con tagli alle 250 mila pensioni d'oro e ai vitalizi per i politici (circa 4 mila). La proposta, articolata in 16 articoli (scaricalo qui), ripensa il sistema assistenziale dal "sostegno di inclusione attiva" per gli over 55 al riordino delle prestazioni collegate al reddito, ma anche la tanto discussa flessibilità in uscita e le pensioni dei sindacalisti.

«Ci sono costi limitati a carico di circa 230 mila famiglie ad alto reddito (appartenenti perlopiù al 10% della popolazione con redditi più alti)», scrive l'istituto, che si vedrebbero «ridurre trasferimenti assistenziali loro destinati La proposta dell'Inps per introdurre la flessibilità nel sistema pensionistico prevede uscite a partire dai 63 anni con perdite non oltre il 10%. L'ente immagina uscite anticipate a 63 anni e sette mesi, con una riduzione dell'assegno che si applica alla sola quota retributiva e che tende ad assottigliarsi nel corso del tempo. Quindi le diminuzioni medie, spiega, "non eccedono il 10-11% e diminuiscono negli anni».

NO DI RENZI. La prima reazione del governo, però, è negativa, con Renzi che boccia la proposta: «Penso sia un errore tagliare le pensioni, dobbiamo dare fiducia agli italiani», sostiene il premier, «politicamente è discutibile colpire pensioni da 2 mila euro, che non sono stellari, o togliere a pensioni da 2 mila euro per incentivare la flessibilità in uscita magari di persone che riceveranno un assegno di 4mila euro».

SINDACALISTI. L'Inps interviene anche sulle pensioni dei sindacalisti, chiedendo l'armonizzazione con il trattamento riservato agli altri lavoratori. I dirigenti sindacali, spiega, non potrebbero così più farsi versare contributi dall'organizzazione a «condizioni molto più vantaggiose di quelle riservate alla valorizzazione a fini pensionistici dei contributi versati dagli altri lavoratori».