Cresce il numero di contratti a tempo indeterminato in Italia. Merito della decontribuzione per le assunzioni varata con la Finanziaria 2014: nei primi nove mesi dell'anno, dice il Rapporto sul precariato dell'Inps,si sono registrati 469 mila contratti a tempo indeterminato in più, la differenza tra nuove firme (1,33 milioni) e trasformazioni (371 mila) meno le cessazioni di contratti (1,23 milioni). Una variazione «fortemente positiva e nettamente superiore a quella registrata (+98 mila) nello stesso periodo del 2014». Il saldo complessivo considerando tutte le forme contrattuali è di 600 mila unità.

SGRAVI. Il peso degli sgravi contributivi tocca 900 mila assunzioni stabili, 703 mila nuovi contratti e 202 mila trasformazioni. Cresce così la percentuale di rapporti stabili sul totale, che passa dal 32% di gennaio-settembre 2014 al 38,1%. (dal 24,4% al 31,3% fino ai 29 anni di età). Guardando ai dati regionali, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Piemonte sono le regioni col più alto tasso di stabilizzazione con variazioni tra l'82% e il 54%. Soffre invece il Sud: Sicilia (+10,8%), Puglia (+15,8%) e Calabria (+17,1%), ben al di sotto del +34% della media nazionale.

Quanto infine alle remunerazioni, in un periodo in cui il reddito reale sorride grazie all'inflazione ferma, cala il numero di stipendi al di sotto dei mille euro mensili (dal 6,3 al 5,3% rispetto a dodici mesi fa), mentre crescono le fasce tra 1.501-1.750 euro e quella fino a 2 mila euro.