© European Communities

Maggior flessibilità del lavoro e lotta al precariato. E’ questa l’obiettivo del Parlamento spagnolo che ha approvato le ultime modifiche della riforma del mercato del lavoro. Un provvedimento che in Spagna pare aver creato malumori sia dal punto di vista degli imprenditori sia dal punto di vista dei sindacati. Secondo quanto afferma oggi Il Sole 24 Ore , nel paese iberico si ha la sensazione che la mossa del governo sia stata troppo timida per dare una vera svolta al problema del precariato e alla rigidità delle relazioni industriali tra imprese, sindacati e lavoratori. La nuova legge ha l’obiettivo di andare incontro alle aziende riducendo i costi di assunzione e di licenziamento, ma secondo i detrattori la riforma non ha introdotto provvedimenti concreti per rendere il lavoro flessibile e competitivo.

Le novità
Tra le principali novità della riforma, la possibilità per le aziende di assumere e licenziare personale più facilmente. In particolare le imprese in perdita con previsioni di riduzione dell’attività potranno lasciare a casa i propri dipendenti con un’indennità di 20 giorni e, inoltre, avranno la possibilità di ridurre, in accordo coi sindacati, l’orario di lavoro giornaliero. Per quanto riguarda le tipologie di contratto, ci sarà un solo ‘tempo determinato’ dove il calcolo della liquidazione verrà fatto su 33 giorni (prima erano 45). I contratti a tempo determinato, invece, avranno un tetto massimo di 3 anni, prorogabili al massimo di un solo anno. A partire dal 2012 in Spagna i lavoratori potranno accumulare parte della liquidazione di anzianità in un fondo individuale, trasferibile da un’impresa all’altra.

Lotta ai precari
Il governo spagnolo, inoltre, sanzionerà i disoccupati che rifiutano corsi di aggiornamento professionale e le offerte di lavoro. Per loro ci sarà l’annullamento dell’indennità di disoccupazione a partire dal trentesimo giorno (prima erano 100).