Manager-Italia © Bsk (1)

L’Italia non è un Paese per manager, soprattutto giovani. Troppi ragazzi di talento non trovano spazio nelle aziende italiane e spesso fanno carriera solo andando all’estero. Una tesi ripetuta più volte dalle organizzazioni di rappresentanza dei dirigenti e quadri. Ma dall’ultima ricerca di Aldai, l’associazione lombarda dei dirigenti delle aziende industriali, che conta 17 mila associati, si va oltre il classico stereotipo dello scontro generazionale, ma si fornisce anche un’altra spiegazione alla carenza di manager in Italia.

I NUMERI. Partiamo dai dati della ricerca. Secondo Aldai solo il 3,74% dei lavoratori italiani svolge un ruolo di dirigente, contro il 6,07% della media Ue. Inoltre, nel 2012 nella Penisola solo il 27% dei manager aveva meno di 40 anni; nei maggiori Paesi del Vecchio Continente, invece, i giovani manager trovano più spazio: sono il 28% in Germania, il 31% in Spagna e in Gran Bretagna, il 37% in Francia e il 43% in Polonia. Secondo i dati Aldai, poi, in Italia i dirigenti nel settore privato con meno di 40 anni sono solo il 12% del totale.
Inevitabile, quindi, che fra le grandi economie continentali, il nostro Paese presenti la più alta concentrazione di manager senior, dai 50 ai 64 anni: sono 41 ogni 100, contro il 35% in Germania, il 34% in Spagna e Gran Bretagna e appena il 30% in Francia. La media UE si attesta al 33%. In sostanza, si sottolinea da Aldai, l’Italia conta solo due manager junior ogni tre senior, mentre il rapporto è di quasi uno a uno in tutti maggiori Paesi e nell’intero Continente.

DONNE E GIOVANI. La Penisola, rivela la ricerca Aldai, offre poi poche opportunità alle donne, che costituiscono solo il 24% dei giovani manager (fino a 39 anni), contro il 37% dell’Unione europea. In generale, fra le maggiori economie, l’Italia ha il primato negativo della minor presenza di donne manager, meno di quattro ogni 100 lavoratori (3,7%). In Germania sono il 4,5%. In Spagna il 5%. Il 7,4% in Francia e ben il 10,8% in Gran Bretagna.

SUCCURSALE ITALIA. Oltre a una cultura che favorisce l’esperienza all’intraprendenza dei giovani manager, c’è un’altra spiegazione a questi dati. “Il quadro italiano”, spiega Francesco Soletti, vicepresidente di Aldai, “risente della stagnazione degli ultimi anni, che ha colpito l’intero sistema produttivo. Molte multinazionali, per esempio, si sono trasformate da aziende produttive a pure filiali commerciali. Negli ultimi anni in Italia sono stati pochi i giovani nominati dirigenti e nel contempo le aziende hanno spesso ridotto il personale, a cominciare proprio dai livelli alti”.

INVERSIONE DI MARCIA. Dato che compito principale del dirigente è quello di promuovere, coordinare e gestire la realizzazione degli obiettivi aziendali attraverso quei poteri di disposizione, coordinamento e controllo di cui è investito, “vien da sé”, aggiunge Soletti, “che per garantire la piena efficienza delle aziende in una realtà complessa e sempre più competitiva come quella che viviamo ci sarebbe bisogno di un maggior numero di dirigenti. Studio, competenze e impegno devono trovare un giusto riconoscimento nelle imprese da subito, perché i manager, e i giovani in particolare, portano in dote energie, entusiasmo e una spinta al cambiamento: tutti elementi chiave per rilanciare il nostro sistema produttivo”.