Imprese familiari, 10 regole per gestire il passaggio generazionale

Un insieme di regole per gestire con successo il delicato momento del cambio generazionale nelle imprese familiari. È quello proposto da Acri, associazione che si occupa della prevenzione delle crisi d’imprsa e che prova a rispondere a un’esigenza diffusa in Italia. Nel nostro Paese, infatti, poco più del 30% delle imprese familiari riesce a passare alla seconda generazione e solo il 15% alla terza generazione (dati Infocamere 2012), spesso con gravi problemi per quelle imprese che cambiano la proprietà.
« Il passaggio generazionale è un momento molto delicato soprattutto per le piccole e medie imprese», conferma Claudio Pastori, presidente di Ascri, «ma non facile neppure per grandi imprese. Il problema è anche che molte aziende spesso pensano di risolvere il problema autonomamente, prescindendo dal ricorrere agli esperti di settore: un buon manager che gestisca la transizione, prima di tutto, ma anche esperti legali e fiscali».
Anche il tempo è un fattore chiave. Il passaggio generazionale, infatti, deve essere pianificato con anticipo, perché potrebbe anche verificarsi una scomparsa prematura del leader dell’impresa. Ecco le 10 regole d’oro per gestire al meglio il passaggio generazionale delle imprese familiari.

  1. La costituzione per tempo di un Patto Legale della famiglia scritto che stabilisca le regole legali: dalla gestione di potenziali conflitti alle retribuzioni dei membri di famigli impegnati nell’impresa.
  2. Il Patto della famiglia dovrà altresì stabilire le regole fiscali: all’erogazione dei dividendi; dalla creazione di Holding familiari all’eventuale istituzione di Trust, Fondazioni, altro.
  3. Non utilizzare i denari dell’azienda “a leva” per eventuali liquidazioni ai soci o ai familiari.
  4. Complementare al Patto la stipula, a tempo debito, di strumenti assicurativi che garantiscano un sostegno finanziario nel momento del passaggio generazionale, in caso di liquidazioni, vendita o cessione di quote societarie, etc.
  5. La nomina di un manager che accompagni la transizione: possibilmente una figura non aziendale competente, senza pregiudizi e con una visione strategica (a meno che non esista in azienda un manager dotato di know how, ma privo di interessi personali, indipendente e senza pregiudizi).
  6. Per le piccole imprese, il commercialista storico può avere un ruolo rilevante.
  7. È imperativo evitare l’indebitamento dell’azienda per eventuali liquidazioni di soci membri della famiglia o, peggio, la frammentazione della proprietà dell’azienda.
  8. La salvaguardia dei posti di lavoro per i dipendenti strategici è importante per il futuro dell’impresa, che è un insieme di persone.
  9. Le banche, attente all’indebitamento dell’azienda, devono saper ideare sistemi di finanziamento che non pregiudichino l’attività aziendale.
  10. Non scartare a priori l’idea di appoggiarsi ad un “fondo” qualora non si individui un passaggio generazionale in grado di cavalcare la crescita.