Un giovane su tre è senza lavoro. Crisi economica, articolo 18 da riformare e aziende che anziché assumere si trovano costrette a tagliare il personale: le cause. Ma non solo, anche per le realtà aziendali alla ricerca di giovani (magari laureati) da inserire nel proprio organico c’è un ostacolo. Ad oltre sei mesi dalla sua entrata in vigore, risulta infatti largamente disatteso l’obbligo di legge che impone a scuole e università di rendere pubblici, in modo gratuito e attraverso i propri siti internet, i curricula di studenti, diplomati e laureati. Ad attestarlo una ricerca dell’Adapt di Modena, dalla quale emerge che per il 65% delle università contattate, non è possibile l’accesso diretto e gratuito on line ai CV dei loro studenti o laureati. Ma ancor più sorprendente è che per oltre la metà delle università (ovvero il 53%) i curricula degli studenti siano accessibili alla aziende unicamente a pagamento attraverso il sito del consorzio delle università Almalaurea. Dalla ricerca emerge infatti che solo il 10% del totale gestisce direttamente la pubblicazione dei curricula. Negli altri casi, la consultazione dei CV avviene attraverso sistemi informatici esterni, ai quali le Università aderiscono: AlmaScelta (di Almalaurea) oppure il sistema SOUL (Sistema di Orientamento Universitario al Lavoro, al quale partecipano le università del Lazio). Oltre un’università su dieci (il 12% di quelle contattate) infine non prevede (né gratis, né pagando) la possibilità accesso on line ai CV degli studenti e laureati.

Alcune Università consorziate ad Almalaurea, per adempiere all’obbligo di pubblicazione e messa a disposizione gratuita dei CV, hanno predisposto sui loro siti il collegamento ad AlmaScelta che, in tale ambito di riferimento, mette a disposizione blocchi di 100 CV gratuiti. All’esaurimento del “pacchetto” è necessario rinnovare la richiesta di accesso. Con riferimento a SOUL, è invece emerso che l’accessibilità al sistema è garantita soltanto alle aziende, non invece alle agenzie per il lavoro, le quali eventualmente devono chiedere direttamente alle facoltà delle università aderenti i CV degli studenti e laureati.

Questa ricerca di Apapt dimostra quindi come l’occupazione giovanile non sia solo legata alla flessibilità in entrata e alla riforma dell’articolo 18, ma dipenda anche dalla capacità di applicare le buone leggi che già esistono e sono tuttavia disattese.