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Alle sei va bene, alle cinque ancora meglio: i dirigenti di successo puntano la sveglia all’alba. Da Tim Cook a Bill Gates pare che il segreto per scalare la vetta sia (anche) questo: cominciare prima per diventare i primi. Come Howard Schultz, Ceo di Starbucks: sarà il caffè, ma riesce ad arrivare in ufficio per le 6, dopo aver fatto addirittura una corsa in bicicletta. Non è il solo: Dan Akerson, alla guida di General Motors (ma dimissionario, ndr), scende dal letto alle 4:30 e a quell’ora, se si escludono le sue prime linee in Asia, trova sveglio solo l’amministratore delegato di Walt Disney, Robert Iger, che all’alba legge i giornali e guarda la televisione. Più tardi (si fa per dire) verso le 5:30 aprono gli occhi i numeri uno di Pepsi e Unilever, ma anche i nostri Sergio Marchionne, Brunello Cucinelli o Vittorio Colao. Incuriositi dal fenomeno, abbiamo chiesto in giro scoprendo che il club delle allodole (si definiscono così quelli per cui nessuna levataccia è mai traumatica) risulta straordinariamente numeroso: gli imprenditori italiani sono per la maggior parte mattinieri. Sarà che il mattino ha l’oro in bocca e chi ha in mano le sorti del proprio business difficilmente riesce a dormire sonni tranquilli di questi tempi.

PILLOLE DI SONNO

Se vi sentite stanchi durante la giornata, provate con un micro-riposo di venti minuti dopo la pausa pranzo. Più facile dirlo che farlo: sono rari gli uffici attrezzati con le camere del sonno, come accade invece in Giappone o in Usa, Paesi che hanno sposato il concetto di “power nap”, il riposino corroborante.

Se faticate ad addormentarvi la sera, ricordate di tenere lontani dal comodino tutti i dispositivi elettronici. Non tanto per le radiazioni (nessuno ha ancora dimostrato che siano dannose), quanto per non cadere nella tentazione di dare un’ultima occhiatina alle email o a Facebook.

DIVENTARE MATTINIERI IN SETTE PASSI

La (sana?) abitudine di anticipare tutto al mattino è prassi comune anche fra i dirigenti, non necessariamente tutti stakanovisti: le motivazioni, infatti, sono varie e hanno a che fare più con il concetto di work-life balance che con l’arrivismo. Quel che conta, in ogni caso, è il proprio orologio biologico: bisogna assecondarlo per vivere (e lavorare) meglio. «Io dormo poco, lavoro fino a tardi e mi sveglio presto», ci racconta Paolo Iacci, presidente di Bcc Credito Consumo e vicepresidente nazionale dell’Associazione italiana direttori del personale (Aidp). «Nella notte e al mattino nessuno disturba, sono più concentrato e la produttività sale. Penso meglio e sono più libero nel decidere i miei tempi senza dover rispettare quelli altrui. In realtà questa non è stata una vera e propria scelta: semplicemente mi sono accorto che la mia propensione al poco dormire aveva numerosi risvolti positivi, mi regalava più tempo per pensare e ritrovare me stesso». A conferma della tesi che chi dorme non piglia pesci arriva, puntuale come sempre, una indagine ad hoc: questa volta è toccato a un team di ricercatori canadesi, dopo aver intervistato un migliaio di persone, concludere scientificamente che i mattinieri sono più contenti e in salute. Sarà.

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E se fosse più semplicemente colpa dei ritmi frenetici imposti dal business, che ci obbliga a lavorare secondo i fusi orari di tutto il mondo, di notte per stare dietro ai cinesi e fino a tardi la sera per aspettare gli americani? «Abbiamo uffici in Europa, Medio Oriente, Stati Uniti e per stare dietro a tutti, in prima persona, bisogna mettere in conto di scrivere le prime email alle 6 del mattino e programmare le ultime conference call alle 20», conferma Paolo Ardemagni, classe 1961 e amministratore delegato di Boole Server (soluzioni per la protezione dei dati e della proprietà intellettuale), uno che mette la sveglia alle 5:55, lavora un poco al computer, corre 30 minuti e arriva in ufficio non più tardi delle 7:30, «ma non è affatto un sacrificio, anzi, per chi ama il proprio lavoro cominciare presto, oltre a un dovere nei confronti di clienti e collaboratori, è soprattutto un piacere». Fuori dal letto alle 6 per restare concentrata su se stessa prima di buttarsi nel vortice: è questa la routine di Gabriella Bernardi, 47 anni, una carriera in Deutsche Bank, Alcoa e Glaxo, da due anni capo del personale di Thun. «Lo faccio da sempre, è nel mio metabolismo essere più fresca e lucida nelle prime ore del giorno. Normalmente la mia giornata lavorativa finisce verso le 7 di sera», sottolinea, «con una breve pausa per uno spuntino all’ora di pranzo». Mattiniero per Dna anche Luca Sepe. «Da giovane andavo a cavallo alle 5 del mattino, ancora oggi mi sveglio verso le 4:30, però accendo il Pc e apro la mia Moleskine per prendere appunti», dice il papà di Pony Ex-press e di Mr. Price, oggi alla guida di Shaa, la Web company made in Italy proprietaria di un innovativo tool per la distribuzione di video interattivi dedicati al mercato dell’advertising. «È al mattino presto, prima del sorgere del sole, che nascono tutte le mie idee», assicura.

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Che sia o meno la chiave del successo (ci sono ottimi manager e imprenditori che se la prendono comoda al mattino perché lavorano meglio a sera tardi) di sicuro c’è una cosa: alzarsi prima del solito è un buon sistema per aumentare la produttività e liberare tempo prezioso durante la giornata per andare in palestra, vedere gli amici o tornare prima in famiglia. Qualcuno porta tutto alle estreme conseguenze («conosco manager americani di Whirlpool e Ibm», racconta Francesco Casoli, presidente del gruppo Elica, «che pianificano riunioni alle 5.15 e quindi entrano in ufficio alle 4.45»), ma senza arrivare a tanto basterebbe anticipare la sveglia di un’oretta per ritrovare tempo dopo, quando normalmente vi sembrava di non avere un minuto libero. Un bel guadagno.

E IO RIVENDICO IL DIRITTO A TIRAR TARDI…
Quando abbiamo chiesto a Mario Mantovani, vicepresidente di Manageritalia, cosa ne pensasse dei mattinieri, per tutta risposta ci ha mandato una email a mezzanotte passata. «Dopo aver messo a letto il piccolo, verso le 22, accendo il computer e comincio a lavorare, dedicandomi alle email più lunghe o che presuppongono risposte articolate, tutte cose difficili da fare durante il giorno, quando i ritmi sono più serrati. Il lavoro di notte è molto produttivo, non arrivano telefonate né messaggi, le email sono rarissime e nessuno bussa alla porta. E il giorno dopo, appena arrivati in ufficio, i miei collaboratori troveranno le mie istruzioni, le richieste o risposte e potranno iniziare subito a lavorare». Hanno ragione i manager notturni o i mattinieri? Come sempre in questi casi, la verità sta nel mezzo. Lo dice una delle massime autorità sul sonno, la Sleep Foundation: non esiste un’unica ricetta che vada bene per tutti, perché anche se può sembrare strano accontentarsi di dormire solo quattro ore per notte, ogni persona è differente dalle altre. E ciascuno decide per se stesso, seguendo i propri ritmi.